Madonna del Rosario: Battaglia per un capolavoro a Palermo.

La “Madonna del Rosario” di Antoon van Dyck, un capolavoro di inestimabile valore storico e spirituale, è al centro di una complessa disputa che coinvolge istituzioni civiche, ecclesiastiche e un vasto pubblico palermitano.
Dopo un secolo di assenza, il dipinto è stato temporaneamente restituito alla chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, in occasione della sua recente riapertura dopo un’opera di restauro che ha restituito splendore al pavimento in marmi policromi e al pregevole coro ligneo.

Tuttavia, la sua collocazione attuale è vista da molti come una situazione transitoria, in attesa di un ritorno definitivo.
La vicenda si snoda attraverso un intreccio di proprietà, significati simbolici e considerazioni sulla conservazione del patrimonio culturale.

Il dipinto, di proprietà del Fondo edifici di culto, era stato precedentemente custodito dalle suore di clausura dell’omonimo convento fino al 1922, quando fu temporaneamente trasferito a Palazzo Abatellis.

Oggi, l’Assessorato regionale ai Beni culturali, guidato dal dirigente generale Mario La Rocca, sottolinea la necessità di un ritorno alla sede originaria, proponendo finestre temporali ben definite: dal 24 dicembre al 26 gennaio e durante il mese mariano.
Questa limitazione temporale evidenzia la complessità di bilanciare le esigenze di conservazione e di fruizione pubblica dell’opera.
La questione trascende la semplice logistica del trasferimento di un’opera d’arte.

Come evidenzia Marilena Volpes, ex direttore generale dell’assessorato ai Beni culturali, il complesso di Santa Caterina rappresenta un’unità inscindibile, un ecosistema culturale dove ogni elemento assume un significato specifico, profondamente legato al contesto originario.

Il dipinto non fu commissionato dalle suore per mero ornamento, bensì come elemento centrale della loro vita di preghiera quotidiana, un punto focale della loro devozione mariana.

Separare l’opera dal suo ambiente significa privarla di una parte essenziale del suo significato intrinseco.
Il 31 maggio 2024, il Comitato di Gestione del Fondo edifici di culto ha deliberato in modo perentorio il rientro del dipinto nella chiesa, una decisione condivisa e supportata dall’Assessorato regionale ai Beni culturali.
Monsignor Giuseppe Bucaro, rettore del complesso di Santa Caterina d’Alessandria, ribadisce con forza che l’opera appartiene alla chiesa e che il suo ritorno alla sede originaria è un diritto inalienabile.

La vicenda solleva interrogativi più ampi sulla gestione del patrimonio culturale, il ruolo delle istituzioni e la necessità di trovare un equilibrio tra le esigenze della conservazione, della fruizione pubblica e del rispetto della storia e del significato originario delle opere d’arte.
La “Madonna del Rosario” di van Dyck non è solo un dipinto, ma un simbolo della devozione palermitana, un tassello fondamentale del patrimonio artistico e spirituale della città, e il dibattito che la circonda riflette l’importanza di preservare l’integrità del suo significato e del suo contesto storico.

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