La questione dell’addizionale Irpef per il 2026 a Palermo necessita di una disamina accurata, al di là di narrazioni allarmistiche che rischiano di generare confusione e pregiudizi infondati tra i cittadini.
L’impegno dell’amministrazione comunale, formalizzato entro il termine del 31 dicembre, rappresenta un atto di conformità a un accordo statale, un obbligo tecnico-normativo imprescindibile, non un’attuazione automatica della misura.
È cruciale comprendere che il provvedimento in questione non è attualmente operativo, né è passibile di applicazione immediata.
Il suo percorso istituzionale prevede un passaggio obbligato attraverso il Consiglio comunale, un’istanza democratica che ne valuterà la legittimità e l’opportunità alla luce del contesto socio-economico locale.
Al momento, la priorità dell’amministrazione è l’intensificazione di un dialogo costruttivo con i Ministeri dell’Economia e dell’Interno.
L’obiettivo primario è il riallineamento dell’aliquota proposta con gli obiettivi delineati nel Piano di riequilibrio finanziario, un documento strategico che impone vincoli precisi in termini di livelli di tassazione.
Questa trattativa, già avviata in modo concreto, si pone l’ambizione di giungere a una conclusione positiva entro il 28 febbraio, tenendo conto delle complesse dinamiche amministrative che hanno caratterizzato le ultime settimane del 2025, con un’attenzione preponderante dedicata alla definizione della Finanziaria nazionale.
Sollevare allarmi prematuri, dipingendo scenari di aumenti certi e già implementati, costituisce un comportamento non solo inesatto, ma profondamente irresponsabile.
Si tratta di una strategia comunicativa deliberatamente distorta, volta a manipolare l’opinione pubblica, fomentando ansia e incertezza, anziché promuovere la trasparenza e la tutela degli interessi di Palermo e dei suoi residenti.
Le critiche rivolte all’amministrazione comunale, etichettandola come “la peggiore di sempre”, trovano risposta in un’analisi lucida e serena: la reale problematica risiede nell’operato di un’opposizione politica che predilige la retorica aggressiva alla ricerca della verità, la polemica strumentale al confronto costruttivo e la demagogia alla presentazione di soluzioni concrete e sostenibili per il futuro della città.
L’assenza di proposte alternative serie e credibili testimonia una profonda mancanza di visione e di impegno verso il bene comune.
Il vero danno per Palermo non risiede in eventuali aggiustamenti fiscali, ma in un’opposizione priva di responsabilità e di capacità propositiva.








