La Sicilia, ancora oggi, si trova a navigare in acque agitate, dove la voce della sua identità rischia di essere inghiottita da logiche centralizzatrici e da un’influenza digitale spesso più apparente che sostanziale.
Il nodo cruciale, come ha evidenziato il deputato regionale Cateno De Luca in apertura del centro studi ‘Ti Amo Sicilia’ a Caltagirone, non risiede tanto nella diversità delle proposte politiche, quanto nella capacità di sottrarre l’isola a un ruolo di pedina in equilibri nazionali costruiti altrove.
Si tratta di un problema strutturale che si manifesta in due forme principali: la persistente imposizione di candidati selezionati a livello centrale, spesso in disconnessione con le reali esigenze del territorio, e l’ascesa di figure digitali che, dietro una facciata di innovazione e popolarità, faticano a fornire risposte concrete ai problemi concreti che affliggono la comunità siciliana.
Questi “leader 4.0”, alimentati dall’illusione del consenso facile e misurabile attraverso i “like”, rischiano di sostituire la competenza, l’esperienza e il senso di responsabilità con la retorica e l’apparenza.
La scelta che si pone, quindi, non è una mera questione di orientamento politico, ma una riflessione più ampia sulla natura stessa della rappresentanza e sul ruolo che la Sicilia intende assumere all’interno del panorama nazionale.
Si tratta di decidere se accettare un modello di governo conservatore, perpetuando uno status quo che ha storicamente penalizzato l’isola, oppure abbracciare un percorso di cambiamento radicale, fondato sulla valorizzazione delle risorse locali, sulla promozione di politiche mirate e sulla partecipazione attiva dei cittadini.
La scelta di Caltagirone, luogo simbolo del pensiero di don Sturzo, non è casuale.
Don Sturzo, figura illuminata dell’amministrazione pubblica, incarnava un ideale di governo basato sulla lungimiranza, l’innovazione e la capacità di anticipare le sfide del futuro.
Il suo pensiero, ancora oggi profondamente attuale, ci invita a superare le derive superficiali e a riscoprire i valori fondamentali della democrazia e della responsabilità sociale.
L’appello ai “Liberi e Forti” è quindi un richiamo a risvegliare la coscienza civica, a promuovere una politica fondata sulla competenza e sulla partecipazione attiva di tutti i cittadini.
Le istituzioni non si costruiscono con i “like” o con promesse ad effetto, ma con un impegno costante e condiviso verso il bene comune.
Il futuro della Sicilia passa dalla sua capacità di liberarsi dalle catene dell’omologazione e di affermare con forza la propria identità e la propria autonomia.








