La vicenda del Trapani Shark, al centro di un’acuta crisi che minaccia l’estinzione della squadra dal campionato di basket, si configura come un drammatico esempio di come la gestione sportiva possa degenerare in un intreccio di decisioni arbitrarie, violazioni procedurali e, potenzialmente, interessi occulti.
Il presidente Valerio Antonini, in un’intervista a Radio Anch’io Sport, ha espresso il profondo smarrimento della società, esasperata da un percorso giudiziario percepito come un attacco ingiusto e privo di trasparenza.
La decisione di ricorrere alla giustizia ordinaria, dopo una perdita di fiducia nel Tribunale federale della pallacanestro, testimonia un disorientamento radicale.
Un comunicato, elaborato dagli avvocati della società, denuncia una serie di “abusi” e “forzature” nelle decisioni riguardanti le penalizzazioni, corredati da prove documentali che svelano una disinvoltura nell’applicazione delle norme e nel rispetto dei procedimenti standard, capaci di suscitare “rabbrividire” chiunque ne fosse testimone.
Il vertice straordinario tra FIP (Federazione Italiana Pallacanestro) e Lega, con il rischio di estromissione del Trapani Shark dal campionato, accentua il carattere di emergenza della situazione.
Le accuse di esposizione di giovani atleti, alcuni minorenni, a figure “non edificanti” durante l’ultima partita contro Trento, sono state respinte con forza da Antonini, il quale sottolinea una profonda incomprensione dei regolamenti.
La scelta di schierare la squadra, nonostante le pressioni, si rivela una mossa strategica per evitare la radiazione diretta della società per responsabilità proprie, scaricando la decisione sulla Federazione stessa e aumentando così le pretese di risarcimento danni in sede giudiziale.
Il rimpianto più amaro, espresso da Antonini, è l’aver intrapreso l’avventura sportiva.
Un investimento di 20 milioni di euro in un territorio complesso come Trapani si è trasformato in un incubo, portando il presidente a sconsigliare a qualsiasi imprenditore di cimentarsi nel mondo dello sport, un ambiente insidioso e spesso avvelenato da dinamiche poco trasparenti.
Nonostante la turbolenza, la volontà di abbandonare il Trapani calcio e il Trapani basket è categoricamente negata.
La battaglia giudiziaria è diventata una questione di dignità personale e familiare, una difesa dell’onore e della verità dei fatti, un impegno a ricostruire la narrazione di una vicenda che rischia di lasciare un segno indelebile nella storia sportiva siciliana e nazionale.
Il futuro, però, resta appeso a sentenze cruciali che potrebbero confermare o smentire le accuse di errori clamorosi commessi e aprire la strada a un risarcimento che vada oltre il mero aspetto economico.








