venerdì 29 Agosto 2025
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Perugia

Carceri umbre: sopralluogo denuncia condizioni critiche

Il recente sopralluogo del Procuratore Generale Sergio Sottani nelle carceri umbre ha dipinto un quadro complesso, segnato da criticità strutturali che compromettono la sicurezza, l’efficacia del sistema penitenziario e, in ultima analisi, la stessa dignità della popolazione detenuta.

L’emergenza sovraffollamento, con un tasso del 29% – 1.658 detenuti contro una capienza di 1.287 – non è un mero dato statistico, ma un fattore che esacerba tensioni, incrementa il rischio di violenza e rende quasi impossibile l’attuazione di programmi di riabilitazione efficaci.
A questo si aggiunge una carenza cronica di personale della polizia penitenziaria, attestata al 19,5%, con un organico di 701 agenti su 871 previsti.
Questa carenza non solo rende più difficoltosa la gestione quotidiana, ma espone il personale a rischi crescenti, come evidenziato dall’aumento degli atti di aggressione (66 episodi nel 2023), e rende più complessa la prevenzione e il contrasto all’introduzione di oggetti illeciti, in particolare dispositivi mobili – oltre 200 cellulari sequestrati negli ultimi tre anni – che alimentano attività criminali e compromettono la sicurezza interna.

Il sopralluogo, che ha interessato le strutture di Perugia-Capanne, Spoleto, Terni e Orvieto, ha rappresentato un’opportunità cruciale per un confronto diretto con dirigenti penitenziari, agenti di polizia penitenziaria, personale sanitario e trattamentale, nonché con rappresentanti dei detenuti.
Questo dialogo ha permesso di raccogliere istanze e proposte operative, rivelando un sistema gravato da disomogeneità e lacune.
Il Procuratore Generale ha sottolineato la necessità impellente di un potenziamento significativo dell’organico e di investimenti in tecnologie avanzate, non solo come strumento di controllo, ma come presidio di sicurezza e supporto al personale.

Tuttavia, la questione va oltre l’aumento delle risorse immediate: si tratta di ripensare profondamente il modello penitenziario, orientandolo verso una logica di inclusione e riabilitazione.

Nonostante l’esistenza di finanziamenti e programmi dedicati al reinserimento sociale, alla formazione e all’inclusione, l’effettiva implementazione risulta lenta e frammentata.
Un barlume di speranza risiede nell’avvio di progetti di giustizia riparativa, con Terni individuata come sede regionale.
Tuttavia, il successo di questa iniziativa dipende da un coinvolgimento attivo degli Uffici giudiziari umbri, dalla Corte d’appello alla Procura generale, che al momento appare insufficiente.
L’attuazione del provveditorato regionale Umbria-Marche, previsto dal Dpcm del 30 ottobre 2024, e la creazione di una Rems (Residenza per Malattie Mentali) regionale, attualmente assente, rappresentano priorità ineludibili per garantire un’assistenza adeguata ai detenuti con problematiche psichiatriche, spesso trascurate e aggravate dalla condizione detentiva.

Il Procuratore Generale ha espresso una profonda preoccupazione per la coesistenza di detenuti pericolosi, intenzionati a perpetrare reati anche all’interno del carcere, e di soggetti fragili, che necessitano di supporto per il reinserimento sociale.
La mancata risposta a queste esigenze contrastanti crea un ambiente conflittuale e compromette la possibilità di una reale riabilitazione.

La critica più pungente è rivolta alla distanza tra le dichiarazioni di intenti e l’effettiva azione.
Il mancato avvio del provveditorato, l’inutilizzo di fondi regionali destinati alla formazione lavorativa, l’omissione di interventi da parte dei Sert e il disinteresse per la giustizia riparativa (con l’eccezione di Terni) testimoniano una profonda disconnessione tra la retorica del cambiamento e la realtà del sistema penitenziario umbro.
Questa situazione degrada il carcere in una sorta di discarica sociale, dove il disagio viene relegato e la sicurezza prevale sull’umanità, con conseguenze negative per i detenuti, il personale penitenziario e l’intera comunità.
Nonostante le critiche, il Procuratore Generale ha espresso apprezzamento per il confronto avuto con gli operatori e i detenuti, ribadendo l’impegno della Procura a promuovere interventi concreti per migliorare le condizioni detentive e favorire il reinserimento sociale, auspicando un cambiamento di paradigma che ponga al centro la dignità umana e la riabilitazione.

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