Nella serata di sabato, un atto di natura simbolica ha interrotto la quiete di Terni, scatenando un’indagine condotta dalla Digos.
Un fantoccio, rappresentante il volto del sindaco Stefano Bandecchi, è stato collocato con gestualità provocatoria di fronte al Palazzo Comunale, attirando l’attenzione di cittadini e autorità.
L’evento, apparentemente semplice, cela una complessità che gli inquirenti stanno ora cercando di svelare, al fine di determinare la natura giuridica delle azioni intraprese.
Le indagini preliminari hanno permesso di identificare due protagoniste: una giovane donna appena entrata nella maggior età e una minorenne, entrambe residenti nel territorio comunale.
L’analisi dei tabulati telefonici e delle immagini di videosorveglianza ha permesso di ricostruire un quadro cronologico degli eventi.
Si presume che le due abbiano agito in maniera del tutto autonoma, senza l’ausilio o la direzione di terzi, escludendo, almeno per ora, l’esistenza di un mandato politico o di un’adesione a movimenti o organizzazioni specifiche.
Questa autonomia suggerisce un atto spontaneo, potenzialmente frutto di un disagio personale o di un’espressione di frustrazione che ha trovato questa forma inusuale.
La dinamica del gesto è stata ricostruita attraverso testimonianze e filmati.
Le giovani sarebbero giunte sul luogo in automobile, in prossimità delle ore 22:00, posizionando il fantoccio in un momento di relativa affluenza pedonale.
L’atto, pur essendo di impatto visivo, non è stato accompagnato da slogan o comunicati pubblici, indicando una volontà di evitare una manifestazione di natura politica.
Il successivo tentativo di rimozione del fantoccio, interrotto dal continuo passaggio di persone, evidenzia una possibile reticenza a consumare l’atto e una consapevolezza, seppur tardiva, della potenziale reazione del pubblico.
L’atto, seppur di natura apparentemente marginale, solleva interrogativi sulla libertà di espressione, i limiti della protesta pacifica e la percezione del potere locale.
L’assenza di motivazioni esplicite e la natura simbolica dell’azione rendono complessa l’interpretazione del gesto, richiedendo un’analisi approfondita delle dinamiche sociali e individuali che lo hanno generato.
Il coinvolgimento dei genitori delle due protagoniste ha portato a un gesto di contrizione da parte del padre della giovane maggiorenne, che ha indirizzato una lettera direttamente al sindaco Bandecchi, assumendosi la responsabilità delle azioni della figlia e manifestando il proprio rammarico per l’atto compiuto.
Questo tentativo di riavvicinamento suggerisce una comprensione, almeno da parte dei genitori, della gravità dell’episodio e un desiderio di restaurare un clima di civile convivenza.
La vicenda è ora al vaglio degli inquirenti che dovranno valutare la sussistenza di eventuali elementi che possano configurare un reato, tenendo conto del contesto sociale e della natura simbolica dell’azione compiuta.

