Stefania Terrosi: Non chiamiamolo amore, un grido contro la violenza.

La tragica scomparsa di Stefania Terrosi, strappata alla vita a Città della Pieve, risuona come un doloroso monito: non chiamiamolo amore.

L’appello dell’assessora regionale Simona Meloni, pronunciato durante la cerimonia di intitolazione dell’albero dedicato alla vittima, non è solo un gesto di cordoglio, ma una profonda riflessione sulla pericolosa confusione che spesso avvolge la violenza domestica, mascherandola dietro un’etichetta ingannevole.
Si tratta di un sentimento distorto, un’ossessione che si nutre del bisogno di controllo, una reazione disperata di fronte alla paura dell’abbandono.
Non è amore, che si manifesta con libertà, cura, reciprocità e rispetto, ma una patologia psichica che proietta l’individuo in un labirinto di fragilità emotive, tentando, con azioni estreme, di colmare un vuoto esistenziale profondo.

La violenza omicida, che sia frutto di un piano premeditato o di un impeto incontrollato, non esprime la potenza di una passione amorosa, ma rivela l’abisso oscuro che alberga nell’animo umano.
Quando le ombre interiori si materializzano in atti di aggressione, quando la psiche, tormentata, si arma di intenti offensivi, il confine tra la vita e la morte si assottiglia pericolosamente.

La vendetta, il rancore, la rivalsa soffocano la possibilità di comprensione e perdono, mentre il silenzio, complice, avvolge la verità.

È imperativo riconoscere che ogni forma di violenza, sia essa verbale, psicologica o fisica, è inaccettabile.

Non sono manifestazioni di amore, ma strategie distruttive e disperate, volte a esercitare un dominio folle e iniquo.

La risposta non può limitarsi all’impegno delle istituzioni, dei centri antiviolenza e delle forze dell’ordine.
È necessario un ritorno ai valori di prossimità e solidarietà, un rinnovato senso di comunità che ci spinga a guardare oltre i confini del nostro immediato.

Osservare con attenzione ciò che accade attorno a noi, cogliere i segnali di sofferenza, offrire una mano, ascoltare senza giudizio, potrebbe salvare vite.

La vigilanza collettiva, l’empatia, l’azione, sono gli unici antidoti a questa piaga sociale che continua a mietere vittime innocenti.

Non possiamo permettere che il silenzio e l’omertà diventino complici di questa tragedia.

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