L’Umbria si presenta, con un’incongruenza quasi inaudita per la vigilia del Santo Natale, avvolta da una parentela climatica più consona alla primavera che all’inverno.
Le temperature, lungi dall’abbracciare l’agilità pungente del gelo, si mantengono costantemente miti, un’anomalia che ha sorpreso gli osservatori e solleva interrogativi sulle dinamiche meteorologiche in atto.
I dati provenienti dalla rete di monitoraggio regionale della Protezione Civile dipingono un quadro inatteso: numerose località umbre hanno superato la soglia dei dieci gradi durante la mattinata di venerdì, o vi si sono avvicinate pericolosamente.
Anche a quote elevate, dove la presenza del gelo dovrebbe essere legge, la situazione è sorprendente.
A Castelluccio di Norcia, a 1452 metri di altitudine, il sensore ha registrato valori ben al di sopra dello zero, a testimonianza di un’inversione di tendenza anomala.
La mappa termica dell’Umbria rivela picchi significativi: Calvi dell’Umbria e Prodo, nell’orvietano, hanno toccato quasi i 13 gradi, mentre nel perugino, a Gualdo Tadino e sulle rive del Trasimeno, i valori minimi si sono attestati intorno agli 11 gradi.
Questi dati, che si discostano notevolmente dalle medie stagionali, riflettono un’influenza atmosferica inusuale, probabilmente legata a correnti miti provenienti da sud o da ovest.
L’assenza di temperature rigide solleva questioni di ordine agronomico ed ecologico.
La mancanza di gelo potrebbe compromettere la dormienza di alcune specie arboree, con possibili ripercussioni sulla fioritura primaverile e, di conseguenza, sulla produzione agricola.
Allo stesso modo, la fauna selvatica, abituata a un inverno più severo, potrebbe subire squilibri nella sua attività e nei suoi cicli vitali.
Sebbene una temporanea diminuzione delle temperature sia prevista per sabato, il protrarsi di queste condizioni miti durante il periodo natalizio rappresenta un fenomeno meritevole di approfondimento scientifico.
L’analisi dei dati meteorologici a lungo termine, insieme alla modellazione climatica, potrebbe fornire elementi utili per comprendere le cause di questa anomalia e per prevedere l’evoluzione delle condizioni atmosferiche nell’Umbria e nel resto del Paese.
La questione non è solo quella di un Natale insolitamente caldo, ma di un segnale più ampio che potrebbe riflettere cambiamenti più profondi nel sistema climatico globale.






