Maestranze in mobilitazione: fabbricerie, rivendicazioni salariali e dignità del lavoro.

Le maestranze delle fabbricerie italiane, custodi silenziose di un inestimabile patrimonio artistico e culturale, hanno intensificato la loro mobilitazione per rivendicare un riconoscimento economico equo, un diritto negato da troppo tempo.

Un flash mob vibrante e partecipato ha animato questa mattina la piazza antistante il Duomo di Orvieto, un gesto simbolico volto a sensibilizzare l’opinione pubblica e a sollecitare una revisione urgente del contratto collettivo 2021-2023.
La protesta, alimentata da un profondo senso di frustrazione, si concretizza dopo due anni di trattative infruttuose.

I lavoratori, attraverso volantini e striscioni, denunciano l’atteggiamento dei vertici delle fabbricerie, accusati di immobilismo e di una miopia preoccupante.
Mentre il costo della vita, sotto la spinta dell’inflazione galoppante, ha schiacciato le famiglie italiane, con rialzi vertiginosi di affitti, generi alimentari ed energia, i salari di chi si dedica alla conservazione e valorizzazione del patrimonio nazionale sono rimasti ancorati a livelli inadeguati, un paradosso che offende la dignità del lavoro.

I manifestanti non si limitano a chiedere un aumento salariale; rivendicano il riconoscimento del valore intrinseco del loro contributo alla salvaguardia di un patrimonio che, in definitiva, appartiene all’intera umanità.

Le fabbricerie, enti che gestiscono e promuovono l’accesso a siti di inestimabile importanza storica e artistica, si sottraggono alla propria responsabilità sociale, rifiutando di condividere i benefici economici derivanti dal turismo e dalla fruizione culturale.
La proposta incrementale, inizialmente presentata con un aumento del 5,2%, poi incrementata di un ulteriore 1,2% da parte dei datori di lavoro, è stata giudicata insufficiente da Andrea Pitoni, segretario generale di Fp Cgil Terni.
Tale offerta non consente la sottoscrizione del Contratto Nazionale e non tiene conto dell’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione.
L’Associazione Nazionale delle Fabbricerie è chiamata a tornare al tavolo negoziale con una proposta economicamente sostenibile e in grado di rispondere concretamente alle aspettative dei lavoratori.
Un incremento del 6,4% non è sufficiente per compensare il danno economico subito nel corso degli anni e per recuperare lo scostamento accumulato, come previsto dalla clausola contrattuale.

La vertenza non riguarda solamente la questione salariale; è una battaglia per la dignità del lavoro, per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano e per la giustizia sociale.

I lavoratori chiedono risposte concrete, aumenti tabellari adeguati e un impegno reale da parte delle fabbricerie per garantire un futuro sostenibile per il settore e per chi vi dedica la propria professionalità.
L’appello è chiaro: basta promesse vaghe e soluzioni parziali.
È tempo di agire e di riconoscere il contributo essenziale di chi, quotidianamente, si prende cura delle nostre radici e del nostro futuro.

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