Umbria 2026: Resilienza a rischio, rallenta la crescita

Previsioni economiche per l’Umbria nel 2026: un quadro di resilienza e sfide strutturaliL’analisi congiunturale per il 2026 dipinge un quadro complesso per l’economia umbra, caratterizzato da una crescita moderata del Prodotto Interno Lordo (PIL) stimata allo 0,7%, un dato in linea con le proiezioni a livello nazionale, ma che cela significative fragilità e richiede interventi mirati per salvaguardare la resilienza del tessuto produttivo locale.

Un elemento di preoccupazione è rappresentato dall’andamento delle esportazioni, che si prospetta in contrazione (-3,8%), aggravata da fattori esterni come l’incertezza legata alle politiche commerciali internazionali, in particolare ai dazi americani che hanno già manifestato impatti negativi nei primi sei mesi del 2025 (-2%).

Lo studio, elaborato dal centro studi Sintesi su incarico di Cna Umbria, mette in luce una decelerazione nell’andamento dell’occupazione, un sintomo di una domanda interna meno robusta e di una difficoltà per le imprese ad assorbire nuova forza lavoro.
Il settore manifatturiero, colonna portante dell’economia umbra, si trova ad affrontare una diminuzione delle esportazioni (-2%), accompagnata dalla stagnazione dell’occupazione e da una contrazione dei consumi.

Questa situazione impone un’azione immediata e decisa a supporto delle piccole e medie imprese (PMI), che costituiscono oltre il 95% del tessuto imprenditoriale regionale.

Michele Carloni, presidente di Cna Umbria, ha sottolineato la necessità di implementare misure concrete per sostenere le PMI, auspicando una stretta collaborazione tra Regione, associazioni di categoria e istituzioni per favorire investimenti e mitigare i rischi derivanti dalla fine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Roberto Giannangeli e Rita Canu, rispettivamente direttore di Cna e ricercatrice di Sintesi, hanno partecipato all’illustrazione dello studio, evidenziando come, pur mantenendo segnali di crescita, l’economia umbra si trovi ad affrontare sfide strutturali significative.

Nonostante la ripresa del PIL, che ha recuperato il terreno perso durante la pandemia, e un incremento degli investimenti dopo il rallentamento del 2024, si prevede una nuova frenata nel 2026 (+0,8%).

L’incertezza grava anche sui consumi, che, dopo un aumento del 2025 (+0,6%), si attestano a un modesto +0,4% per il 2026.
L’aumento dei prezzi, registrato con un incremento complessivo del 2,5% negli ultimi due anni, contribuisce a erodere il potere d’acquisto delle famiglie e a comprimere la domanda interna.

Il mercato del lavoro mostra un andamento contrastante.
Sebbene negli ultimi sei anni si sia registrata una crescita dell’occupazione (+18.700, principalmente nei settori delle costruzioni e dell’industria), le previsioni per il 2026 indicano un magro aumento (+0,1%).

Il numero complessivo delle imprese (77.988 a settembre) rimane inferiore ai livelli pre-Covid (-2,3% rispetto a dicembre 2019), con il settore della logistica che attualmente mostra i segni più preoccupanti (-1,1%).

Il calo maggiore, tuttavia, (-5,2%) ha interessato le imprese artigiane, un settore cruciale per l’identità e la tradizione umbra.
Un fattore critico è la diminuzione del credito disponibile per le imprese più piccole, con una contrazione del -7,2%.

In un contesto economicamente complesso, il turismo rappresenta un’eccezione positiva, con un numero elevato di presenze (oltre 6 milioni tra gennaio e settembre).

La capacità di attrarre visitatori e generare indotto è un elemento di forza per l’economia regionale.
Cna Umbria sollecita l’implementazione di misure mirate, in particolare per il settore delle costruzioni, in vista dell’esaurimento dei fondi PNRR.
È fondamentale che la Regione, avvalendosi dei fondi strutturali 2021-2027 e promuovendo la concertazione tra le associazioni di categoria, metta a disposizione strumenti che incentivino gli investimenti, superando la diffusa paura di rischiare.
La competitività delle imprese a livello internazionale, inoltre, richiede un sistema fiscale più favorevole, che stimoli gli investimenti e compensi la maggiore pressione fiscale rispetto ad altri paesi.

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