Assisi per Alberto Trentini: un atto di speranza all’alba del 2026

Il primo giorno del 2026, alle ore 12:00, il cuore di Assisi si raccoglierà in un atto di profonda umanità e di collettiva speranza.

Davanti al maestoso tempio di Minerva, il Comune, guidato dal Sindaco Valter Stoppini e dalla sua giunta, in collaborazione con l’associazione Articolo 21, rappresentata dal coordinatore nazionale Beppe Giulietti, intende segnare la fine di un anno con un gesto simbolico: l’esposizione di striscioni che rivendicano la libertà di Alberto Trentini, cooperante italiano ingiustamente detenuto in un carcere venezuelano da oltre quattrocento giorni.

Questa iniziativa non è un semplice addio al passato, ma un impegno concreto a mantenere alta l’attenzione su una vicenda che incarna le fragilità del diritto internazionale e la precarietà delle vite umane in contesti geopolitici complessi.
Il gesto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha voluto esprimere la sua vicinanza alla famiglia Trentini, sottolinea la rilevanza nazionale di questa battaglia per la giustizia e la libertà.

L’associazione Articolo 21, nel ricordare che nelle ultime ore in Venezuela sono stati concessi benefici a novantanove detenuti, purtroppo non estesi ad Alberto, ha posto l’accento sulla necessità di un impegno continuo e coordinato a livello diplomatico e sociale.
La voce di Armanda Colusso, madre di Alberto, si eleva come un grido di disperazione e di speranza, un appello appassionato rivolto a tutta la comunità nazionale, affinché illumini con la propria attenzione la tragica situazione del figlio e manifesti un sostegno tangibile.

Assisi, città di San Francesco, custode di valori universali di pace e di accoglienza, accoglie con profonda sensibilità questo appello.

L’invito è quindi quello di convergere, il primo gennaio, in Piazza del Comune, per un atto di presenza e di voce condivisa.

Non si tratta di una manifestazione politica, bensì di un momento di umana solidarietà, un inno alla speranza che Alberto possa presto ritornare alla sua famiglia, riabbracciando i suoi affetti e ricostruendo il proprio futuro.
La piazza assiseana diventerà un faro, un segnale chiaro, indirizzato verso Caracas, affinché la giustizia, la compassione e il rispetto dei diritti umani prevalgano.

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