Commissari a scuola: l’Umbria e il contrasto all’autonomia regionale

Il recente intervento del governo nazionale in Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna, con la nomina di commissari per la riorganizzazione scolastica, solleva interrogativi profondi sulla direzione politica intrapresa e sull’effettivo rispetto dell’autonomia regionale.

L’azione, definita dal capogruppo di Avs Fabrizio Ricci come un atto di “prepotenza politica”, pone in luce una potenziale deriva autoritaria e centralizzatrice, in contrasto con l’importanza cruciale dei servizi pubblici essenziali per il benessere della collettività.
La decisione, a detta del gruppo consiliare, si presenta come un’imposizione ideologica, una punizione per le Regioni, guidate da leadership che hanno dimostrato coraggio nell’opporsi a manovre di riduzione delle risorse destinate all’istruzione.
L’atteggiamento del governo centrale, caratterizzato da un silenzio assordante a reiterate richieste di confronto programmatico e tecnico, svela una volontà di imporre unilateralmente una visione che ignora le specificità territoriali e le esigenze concrete delle comunità locali.

Le Regioni coinvolte, in particolare l’Umbria, avevano espresso la necessità di una revisione dei parametri utilizzati per la riorganizzazione scolastica, ritenendo le stime presentate dal Ministero significativamente sottostimate e potenzialmente dannose per la tenuta del sistema scolastico nazionale, già provato da anni di tagli e di sottodimensionamento.
L’invocazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si configura, secondo Ricci, come un mero pretesto per giustificare una politica di smantellamento del servizio pubblico, con l’obiettivo di favorire un’espansione del settore privato e di acuire le disuguaglianze sociali.

La scuola, intesa come fulcro della formazione civica e della promozione dell’uguaglianza, rappresenta un antidoto contro i privilegi e un motore di mobilità sociale.

La sua erosione, attraverso tagli alle risorse e una gestione centralizzata, rischia di generare una popolazione meno consapevole e più vulnerabile, un contesto ideale per un governo che ambisce a un controllo sociale pervasivo.
L’azione di Avs si schiera a fianco della Giunta regionale, considerando questa battaglia non come una mera contesa amministrativa, ma come una “battaglia di civiltà” per la difesa del diritto all’istruzione pubblica.
L’impegno profuso, attraverso strumenti politici, giuridici e istituzionali, è volto a contrastare un modello che mira a ridurre il ruolo dello Stato nel garantire il benessere dei cittadini, privilegiando interessi economici a breve termine e compromettendo il futuro del Paese.

La mobilitazione, sottolinea Ricci, è solo all’inizio.

È fondamentale un fronte ampio e determinato per difendere un sistema educativo pubblico, inclusivo e orientato alla crescita di tutti.

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