Nel cuore di Perugia e Terni, due comunità si sono unite per celebrare un Natale di solidarietà e accoglienza, un gesto tangibile di umanità offerto a coloro che si trovano in condizioni di difficoltà.
L’iniziativa, promossa dalla Chiesa locale, ha visto protagonisti numerosi volontari, testimoni silenziosi di un impegno concreto verso il prossimo.
Il pranzo di Natale per i bisognosi, tenutosi presso la mensa Don Gualtiero del Villaggio della Carità a Perugia, è stato accolto con parole di profonda gratitudine da don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana.
Più di cento ospiti hanno condiviso un momento di convivialità, un’occasione per riscoprire il significato autentico del Natale, non come festa consumistica, ma come celebrazione della condivisione e della speranza.
Il pasto, preparato con cura dai cuochi dell’hotel Casa Sacro Cuore e arricchito da dolci offerti da imprenditori e benefattrici locali, ha rappresentato un piccolo ma significativo atto di generosità.
Don Marco, riprendendo gli insegnamenti di San Lorenzo, patrono della cattedrale e simbolo della carità cristiana, ha sottolineato come il vero tesoro della Chiesa risieda nella cura delle persone, in coloro che vivono fragilità e necessitano di sostegno.
Ha definito il pranzo non un semplice pasto, ma un gesto di tenerezza, una luce che irradia speranza per chi si sente solo, un antidoto all’isolamento che spesso accompagna le festività.
Parallelamente, a Terni, l’oratorio della parrocchia Sacro Cuore Immacolato di Maria a Campomicciolo ha ospitato un evento simile, offerto dalla Fondazione Carit.
Una trentina di volontari si sono dedicati con dedizione al servizio degli ospiti, accolti dal vescovo Francesco Antonio Soddu insieme a rappresentanti istituzionali e membri di associazioni di volontariato.
L’assessore ai servizi sociali, la consigliera regionale, il direttore delle relazioni esterne di Arvedi Ast, Anna Chielli del Lions club e il parroco, hanno espresso parole di augurio e di sostegno.
Il vescovo ha enfatizzato come il Natale, per sua natura, evochi un senso di familiarità e appartenenza, un’occasione per condividere momenti di pace e amore.
Ha sottolineato l’importanza di riconoscere nel volto di ogni ospite un fratello, un’immagine del Dio che si fa uomo per venire in aiuto all’umanità sofferente.
Questi gesti di solidarietà non sono solo un atto di carità, ma un investimento nel tessuto sociale, un seme di speranza che può germogliare e trasformare la realtà, rafforzando il senso di comunità e promuovendo una cultura dell’accoglienza e della condivisione.
Rappresentano un invito a guardare oltre le difficoltà individuali, a riconoscere la dignità intrinseca di ogni persona e a lavorare insieme per costruire un futuro più giusto e solidale.

