La vicenda del parco eolico “Phobos” in Umbria, oggetto di un ricorso presentato da RWE Renewables Italia contro il diniego regionale, assume contorni sempre più complessi e solleva interrogativi cruciali sul ruolo delle istituzioni locali e sulla necessità di un approccio coordinato nella gestione di progetti infrastrutturali di impatto ambientale.
Il Tribunale Amministrativo Regionale dell’Umbria ha posticipato la camera di consiglio, inizialmente prevista, per il 27 gennaio, in seguito all’accertamento di irregolarità nella notifica dei documenti processuali.
Questa decisione, apparentemente tecnica, rivela un quadro di tensioni latenti e incomprensioni tra gli attori coinvolti.
L’elemento più rilevante emerso è l’assenza, nella fase cautelare del procedimento, della Regione Umbria.
Un’omissione gravissima, come sottolineato con fermezza dal Sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, e dall’Assessore all’Ambiente, Andrea Sacripanti.
Quest’ultima, ha il peso di una debolezza procedurale che impone una riflessione più ampia sulla responsabilità della giunta regionale nel tutelare gli interessi pubblici e nel garantire un corretto svolgimento della giustizia amministrativa.
Le accuse mosse dal Comune di Orvieto nei confronti dell’Assessore regionale De Luca, per la diffusione di notizie false e la pretesa di aver diffuso “fake news”, denunciano un tentativo di minimizzare la gravità della situazione e di screditare l’azione del Comune.
La richiesta di scuse pubbliche è un segnale della volontà del Comune di riaffermare la verità dei fatti e di rivendicare il proprio ruolo di garante del territorio e della sua difesa.
La vicenda Phobos non si esaurisce in una mera disputa procedurale.
Essa rappresenta una questione di principio che riguarda la governance del territorio, la partecipazione pubblica e la trasparenza delle decisioni amministrative.
La costruzione di un parco eolico di queste dimensioni, con le potenziali ripercussioni sull’ambiente, il paesaggio e le comunità locali, impone un’analisi approfondita dei costi e dei benefici, un coinvolgimento attivo dei cittadini e un coordinamento efficace tra le diverse istituzioni.
L’auspicabile ripresa dei contatti tra l’avvocatura regionale e i legali del Comune di Orvieto, finalizzata a definire una strategia comune, costituisce un segnale positivo e un’opportunità per superare le divisioni e trovare una soluzione condivisa.
Il differimento della camera di consiglio offre alla Regione Umbria una seconda possibilità di costituirsi in giudizio e di assumersi le proprie responsabilità, rafforzando le istanze già presentate dal Comune nella difesa del territorio.
La vicenda Phobos, quindi, si configura come un banco di prova per la capacità delle istituzioni locali di operare in sinergia, mettendo al centro la tutela dell’ambiente e il benessere delle comunità.








