La recente tregua nel conflitto israelo-palestinese non costituisce una pace autentica, ma piuttosto una fragile cessazione delle ostilità che non può tradursi in un accordo duraturo senza un coinvolgimento attivo e significativo della popolazione palestinese e la definitiva eliminazione dell’occupazione militare e delle pratiche discriminatorie che ne limitano i diritti fondamentali.
Questo è il punto cardine sollevato da Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra, in occasione del convegno “Palestina non è ancora pace”, a Foligno.
L’annuncio del “Board della pace” promosso dall’amministrazione Trump appare, a suo avviso, gravido di una profonda ingiustizia: l’esclusione dei palestinesi dal processo negoziale ne sminuisce la legittimità e ne compromette qualsiasi possibile soluzione equa.
Le reiterate violazioni dell’accordo di tregua da parte israeliana, lungi dal testimoniare una stabilizzazione, rivelano la fragilità di un assetto precario, alimentato da squilibri di potere e da una mancanza di volontà politica reale.
E’ imperativo, dunque, mantenere alta l’attenzione mediatica e diplomatica sulla situazione di Gaza, evitando un silenzio complice che ne legittimerebbe la sofferenza.
Fratoianni ha inoltre richiamato l’iniziativa promossa dalla sinistra europea, volta a raccogliere un milione di firme per la sospensione del trattato di associazione tra l’Unione Europea e lo Stato di Israele.
Questa azione, basata sull’articolo 2 del trattato stesso che prevede la sospensione in caso di violazione dei diritti umani, rappresenta uno strumento concreto per esercitare pressione e responsabilizzare Israele nei confronti della comunità internazionale.
L’esponente politico ha espresso aspre critiche nei confronti del governo italiano, accusandolo di ipocrisia.
Mentre proclama il sostegno alla soluzione dei due popoli e due Stati, il governo italiano omette il riconoscimento formale dello Stato di Palestina, un passo fondamentale per avviare un processo di normalizzazione e di rispetto del diritto internazionale.
Di fronte a crimini di guerra, violazioni sistematiche del diritto umanitario e una crescente erosione dei diritti civili, la risposta italiana è apparsa finora inadeguata e priva di una condanna incisiva.
Il suo intervento ha ampliato lo sguardo al contesto regionale, dedicando spazio alla situazione in Iran, dove una repressione brutale sta soffocando le voci di chi lotta per la libertà e la giustizia.
“Siamo al fianco del popolo iraniano,” ha affermato Fratoianni, ribadendo però la ferma opposizione a qualsiasi intervento militare esterno, consapevole dei disastri che tali azioni hanno storicamente provocato.
L’esportazione forzata di modelli democratici attraverso la violenza non è una soluzione, ma un perpetuarsi del ciclo di conflitto e destabilizzazione.
La via per un futuro pacifico e prospero passa per il rispetto dell’autodeterminazione dei popoli e la promozione del dialogo costruttivo, non per l’imposizione unilaterale di valori esterni.

