Umbria, il Commissariamento: Inazione Regionale e Accuse al PD

La vicenda del commissariamento dell’Umbria per il riordino scolastico solleva interrogativi profondi sulla gestione amministrativa regionale e sulla sua responsabilità nei confronti della comunità educativa.

Le accuse mosse dai consiglieri di opposizione all’Assemblea legislativa umbra delineano un quadro di immobilismo e superficialità, in contrasto con le giustificazioni, giudicate inconsistenti e strumentali, fornite dalla Presidente Proietti e dal Partito Democratico.
Lungi dall’essere una manovra punitiva da parte del Governo nazionale, come tentata di far credere la maggioranza regionale, il commissariamento appare il risultato di un’inazione prolungata e di una gestione deliberatamente negligente.
La narrazione dominante, volta a scaricare le responsabilità su Roma, ignora le evidenti mancanze della Regione, che ha sistematicamente ignorato i termini imposti dalla legge nazionale e le proroghe concesse con l’intento di favorire un’attuazione ordinata del processo di riordino.

È cruciale demistificare l’equazione semplicistica che associa il riordino scolastico a una chiusura di istituti.
Il processo, infatti, mira a una razionalizzazione delle strutture dirigenziali, ottimizzando l’efficienza del sistema scolastico regionale senza compromettere l’autonomia didattica e pedagogica delle singole scuole.

Questa precisazione, paradossalmente, era già stata ampiamente riconosciuta anche dal Partito Democratico in precedenti discussioni in Consiglio regionale, suggerendo una convergenza di vedute poi deliberatamente abbandonata.
La vera questione non risiede tanto nella logica del riordino, introdotto a livello nazionale nel 2022 nell’ambito delle riforme connesse al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ma nel modo in cui l’Umbria ha affrontato il compito.
Il Governo nazionale ha dimostrato un approccio collaborativo, offrendo strumenti e dilazioni per consentire alle regioni di adempiere ai propri obblighi.

Al contrario, l’inerzia della Giunta regionale umbra ha generato un accumulo di ritardi, culminato nell’inevitabile intervento commissariale.
È imperativo sottolineare l’impegno concreto del Governo nel sostenere il sistema scolastico nazionale, attraverso ingenti investimenti nell’edilizia scolastica, bonus per le famiglie e deroghe mirate per le aree più fragili, come quelle del cratere sismico.
Queste misure, volte a garantire la formazione delle prime classi e a contrastare lo spopolamento, testimoniano una volontà di collaborazione che contrasta nettamente con l’atteggiamento di chiusura mostrato dalla Regione Umbria.

Inoltre, l’analisi dei dimensionamenti effettivamente implementati in Umbria rivela un dato significativo: la stragrande maggioranza delle scuole interessate si trova in comuni amministrati da coalizioni di centrodestra e civiche, che hanno inoltre manifestato una maggiore propensione alla collaborazione con la Regione.

Questa evidenza smentisce categoricamente la tesi, infondata, di una volontà governativa di penalizzare le regioni a guida progressista.

In definitiva, l’attuale situazione non può essere interpretata come un atto di accusa ingiustificato, ma come una diretta conseguenza dell’incapacità gestionale e della deliberata inazione della Giunta regionale.

Il commissariamento rappresenta un campanello d’allarme, un monito a riconoscere le proprie responsabilità e a perseguire un approccio più serio e collaborativo per garantire il diritto allo studio e il futuro delle nuove generazioni in Umbria.

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