La questione del trasporto ferroviario in Umbria si configura come un nodo cruciale che intreccia problematiche di accessibilità, equità territoriale e sostenibilità economica.
I pendolari umbri, linfa vitale dell’economia regionale e collegamento imprescindibile con il resto del paese, si trovano a fronteggiare una situazione insostenibile: disagi operativi cronici e, in aggiunta, un aumento dei costi degli abbonamenti che appesantisce ulteriormente il loro bilancio familiare.
La problematica, lungi dall’essere una mera questione amministrativa, si radica in un’anacronistica metodologia di calcolo delle tariffe, ereditata da un decreto ministeriale risalente al 1974.
Questo sistema, obsoleto e incapace di adattarsi all’evoluzione del contesto geografico e tecnologico, impone alle tratte umbre, come quella Terni-Roma, fasce di prezzo calibrate su distanze chilometriche superiori a 100 km.
L’incongruenza è evidente se si considera la trasformazione della tratta stessa.
L’introduzione della Direttissima, una moderna linea ferroviaria inaugurata a fine secolo, ha drasticamente ridotto il chilometraggio effettivo percorso, portandolo ora a soli 97 chilometri.
Nonostante questa significativa riduzione della distanza, le tariffe rimangono ancorate a valori originariamente determinati per tratte molto più lunghe, generando un onere economico sproporzionato per i viaggiatori umbri.
Questa situazione non solo penalizza economicamente i pendolari, ma compromette anche la loro capacità di accedere a opportunità di lavoro, istruzione e servizi essenziali, acuendo le disparità territoriali e ostacolando lo sviluppo sostenibile della regione.
L’obsolescenza del sistema tariffario si traduce, in definitiva, in una barriera all’inclusione e alla mobilità.
Di fronte a questo scenario, l’intervento urgente è imperativo.
L’interrogazione presentata al Ministro Salvini, condivisa da Anna Ascani e Emma Pavanelli, mira a sollecitare una revisione profonda dei criteri di calcolo della tariffa chilometrica, basandola rigorosamente sulla distanza effettiva percorsa.
Un approccio corretto e trasparente, capace di riflettere la realtà geografica e di garantire equità nelle tariffe.
La soluzione, tuttavia, non può essere esclusivamente di natura nazionale.
È fondamentale una stretta collaborazione con la Regione Umbria, per individuare soluzioni condivise e sostenibili, che tengano conto delle specificità del territorio e delle esigenze dei cittadini.
Un piano integrato che non si limiti alla mera revisione tariffaria, ma che investa anche nel miglioramento dell’infrastruttura ferroviaria, nell’aumento della frequenza dei treni e nel potenziamento del servizio offerto.
Solo così sarà possibile garantire un trasporto ferroviario efficiente, accessibile e in grado di contribuire attivamente allo sviluppo economico e sociale dell’Umbria.
La mobilità sostenibile è un diritto, non un privilegio.

