La disputa legale tra la Regione Umbria e il Comune di Terni si intensifica con l’impugnazione, presentata dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), dell’atto comunale relativo al controverso progetto che ambisce a integrare la realizzazione di un nuovo stadio con una struttura clinica.
L’azione, formalizzata attraverso una comunicazione dell’Avvocatura regionale diffusa dall’Ufficio Stampa della Giunta, mira a salvaguardare l’integrità e la coerenza del sistema sanitario regionale, ritenuto compromesso da un provvedimento amministrativo comunale percepito come gravemente viziato e privo di legittimità giuridica.
La Regione, nella sua contestazione, evidenzia come la determina dirigenziale comunale oggetto dell’impugnazione presenti elementi informativi, motivazioni e conclusioni palesemente in contrasto con la normativa vigente e caratterizzate da una distorsione della realtà.
Il fulcro della contestazione risiede nella presunta violazione delle procedure e delle decisioni assunte dalla precedente amministrazione comunale attraverso la Conferenza dei Servizi, che aveva formalmente concluso con un diniego assoluto alla realizzazione della struttura clinica e, contestualmente, con un’impossibile e illegittima assegnazione di ottanta posti letto ad una struttura che, di fatto, non esiste.
L’azione della Regione si fonda anche sulla constatazione di precedenti tentativi, già vagliati e respinti dal TAR dell’Umbria con una sentenza del 2025, concernenti un progetto similare promosso congiuntamente dall’Università Unicusano e dalla Ternana Calcio.
Tale precedente giudizio si era concluso con una condanna della società calcistica al pagamento delle spese legali a favore della Regione, a riprova della fragilità giuridica del progetto.
L’intervento della Regione sottolinea la necessità di garantire un’erogazione di servizi sanitari adeguata e conforme alle normative, assicurando la continuità dell’assistenza per la provincia di Terni e per l’intera popolazione umbra.
Questo obiettivo, la Regione assicura, sarà perseguito attraverso la programmazione regionale e l’implementazione del nuovo Piano Socio Sanitario, escludendo azioni, come quella intrapresa dal Comune di Terni, che risultino apertamente in contrasto con il diritto e la razionalità amministrativa.
La disputa evidenzia un conflitto di interessi e di visioni tra le due amministrazioni, con la Regione che rivendica il primato nella gestione del servizio sanitario regionale e il Comune che sembra perseguire obiettivi divergenti, potenzialmente detrattivi dell’efficienza e dell’equità del sistema sanitario umbro.
Il procedimento giudiziario in corso rappresenta un momento cruciale per definire i limiti dell’autonomia comunale nella gestione di progetti infrastrutturali con implicazioni dirette sulla sanità pubblica.

