La violenza contro le donne non costituisce un mero problema sociale, ma rappresenta una profonda frattura nella trama democratica stessa, un sintomo di un malessere strutturale che mina le fondamenta della convivenza civile.
Questa affermazione, forte e chiara, è stata espressa da Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia e delegata nazionale Anci alle pari opportunità, in occasione dell’assemblea nazionale dell’Associazione dei Comuni.
Il suo intervento ha focalizzato l’attenzione sul ruolo cruciale che gli enti locali possono e devono svolgere per contrastare questo fenomeno, non come semplici gestori di servizi, ma come attori protagonisti di un cambiamento culturale profondo.
I Comuni, luoghi di prossimità per eccellenza, sono il punto di incontro tra cittadinanza e istituzioni, il palcoscenico quotidiano dove si manifestano le fragilità, le speranze e le richieste di aiuto.
In questo contesto, la parità di genere non deve rimanere una dichiarazione di intenti, ma tradursi in azioni concrete, in una rete di supporto che nessuna donna debba sentirsi di dover affrontare da sola.
Quando una donna subisce violenza, la ferita si estende all’intera comunità, erodendo la fiducia nel sistema e compromettendo la coesione sociale.
Non possiamo più confinare la violenza contro le donne nell’alveo delle emergenze: essa è un tema politico per antonomasia, un’espressione di disuguaglianze culturali radicate e un imperativo civile.
La risposta a questa sfida complessa richiede un approccio integrato che combini prevenzione, educazione e protezione.
È fondamentale investire in programmi di educazione all’affettività e al rispetto all’interno delle scuole, promuovendo lo sviluppo di competenze socio-emotive nelle nuove generazioni: imparare a riconoscere l’altro, gestire le proprie emozioni in modo costruttivo, assumersi responsabilità reciproche.
Questo non è solo un compito delle istituzioni scolastiche, ma un impegno che coinvolge famiglie, educatori e l’intera società civile.
Parallelamente, è cruciale garantire l’autonomia economica delle donne, riconoscendo che la dipendenza finanziaria è spesso un fattore di rischio per la violenza.
Il concetto di “reddito di libertà” non deve essere percepito come un’assistenza, ma come un diritto fondamentale, un pilastro per la sicurezza e l’indipendenza.
La negazione di questa libertà può avere conseguenze tragiche, e ogni tentativo di sottrarre a una donna la possibilità di costruirsi un futuro dignitoso è un affronto ai principi fondamentali della democrazia.
La campagna nazionale permanente contro la violenza maschile sulle donne, lanciata da Anci, rappresenta un passo importante in questa direzione, un impegno a lungo termine che deve permeare ogni aspetto della vita pubblica, dalle aule scolastiche alle piazze, dai luoghi di lavoro alle comunità locali.
I Comuni, in questo senso, sono i motori di una “rivoluzione gentile”, una trasformazione profonda che parte dal basso, dai territori, per restituire alla politica la sua dimensione più autentica: quella del prendersi cura del bene comune e garantire i diritti di ogni cittadina.
La libertà di una donna è, in ultima analisi, la libertà di tutti, un valore imprescindibile per una società giusta, equa e veramente democratica.

