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Cronaca

Peste polmonare, Nicastri (Spallanzani): "Non è malattia sconfitta, casi nel mondo ma no allarmismi"

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Peste polmonare, Nicastri (Spallanzani): "Non è malattia sconfitta, casi nel mondo ma no allarmismi"

ll caso della ricercatrice - che lavorava all'Irkutsk Anti Plague Institute in Siberia - contagiata da peste polmonare, "non deve sorprendere, simili episodi sono accaduti in passato e possono verificarsi di nuovo. È accaduto anche pochi giorni fa con l'Ebola in Congo e l'operatore di Msf rientrato nei Paesi Bassi. Nei laboratori" dove si maneggiano agenti virali e batterici di livello 3 o superiore "occorre la massima attenzione e vanno rispettate le misure di sicurezza previste dalla normativa. La peste però non è una malattia infettiva sconfitta, appartiene alla nostra storia presente e passata così come alla storia della Medicina. Abbiamo ancora centinaia di casi nel mondo concentrati in alcuni Paesi: in Madagascar c'è stata una recente epidemia con qualche centinaio di casi. Poi ci sono stati casi in Congo e qualcuno in Perù. Ma anche in Usa, soprattutto negli stati del Sud al confine con il Messico vi sono una decina di casi per anno. È una malattia infettiva di natura batterica che si combatte anche con vecchi antibiotici che costano poco". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Emanuele Nicastri, direttore della Uoc di Malattie Infettive ad alta intensità di cura dell'Irccs Inmi Spallanzani di Roma.  

La ricercatrice, 28 anni, si chiamava Daria Shipilova, ma almeno 200 persone - con le quali potrebbe aver avuto contatti - sono state messe in quarantena in diversi ospedali e a domicilio. "La peste polmonare è la variante più grave della peste, il cui vettore è la pulce dei topi mentre i roditori rappresentano il principale serbatoio animale - spiega Nicastri - il contatto con l'uomo porta alla puntura della pulce che provoca l’infezione locale. I linfonodi reagiscono alla iniziale infezione cutanea e drenano le secrezioni infette, i cosiddetti 'bubboni' - che hanno dato il nome alla peste bubbonica – a livello dei linfonodi. Poi può dare luogo a una infezione sistemica attraverso il torrente circolatorio, ecco la peste sistemica, e poi infine localizzarsi nei polmoni, la peste polmonare appunto". 

Il caso registrato in Siberia invece "è verosimilmente causato dalla aerosolizzazione dei microorganismi batterici presenti nella provetta che si è inavvertitamente rotta provocando una esposizione ad alta carica batterica direttamente a livello polmonare. Sarebbe bastata una mascherina Ffp2 per evitare il contagio: parliamo di una malattia che conosciamo bene e che non spaventa ma va ricordato che si può morire, come è accaduto con la ricercatrice. In conclusione, secondo Nicastri, in un contesto occidentale, dove si è più abituati ad altre forme di polmonite, la peste polmonare è una sfida diagnostica perché potrebbe essere inizialmente confusa con altre patologie. L’elevata carica batterica dell’esposizione, il ritardo nella diagnosi e il tardivo avvio della terapia antibiotica potrebbero aver contribuito al decesso della ricercatrice". 

 

 

Fonte: Adnkronos
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