Dopo quasi tre decenni trascorsi tra le celle statunitensi e le strutture carcerarie italiane, l’imprenditore toscano Chico Forti, 66 anni, vede profilarsi una svolta significativa nel suo percorso di reinserimento sociale.
Il Tribunale di Sorveglianza di Venezia ha concesso alla detenzione, attualmente ospite del carcere di Montorio Veronese, la possibilità di accedere a colloqui lavoro esterno, un provvedimento che si configura come un passo cruciale nell’applicazione degli articoli 21 e 18 dell’ordinamento penitenziario, volti a favorire la riabilitazione e la reintegrazione del condannato.
Questa decisione, lungamente attesa e frutto di un’attenta valutazione del percorso riabilitativo di Forti, va ben oltre una semplice concessione di libertà vigilata.
Si tratta di un’opportunità concreta per il soggetto di dedicarsi a attività formative e di utilità sociale, dimostrando un impegno tangibile verso la propria redenzione e contribuendo positivamente alla comunità.
Il programma di lavoro esterno, attentamente strutturato, prevede una molteplicità di attività.
In primo luogo, la partecipazione a un corso di formazione professionale per pizzaioli, un’occasione per acquisire nuove competenze e sviluppare un’abilità spendibile nel mondo del lavoro, una volta completata la detenzione.
Parallelamente, Forti si dedicherà al volontariato presso strutture che assistono anziani, offrendo supporto e compagnia a persone fragili e, allo stesso tempo, recuperando un contatto significativo con il tessuto sociale.
Infine, la sua esperienza nel windsurf, sport che lo ha contraddistinto in gioventù, sarà messa a disposizione di persone con disabilità, offrendo loro la possibilità di superare barriere e sperimentare nuove sensazioni attraverso l’attività fisica e il contatto con la natura.
Questo approccio, che integra formazione professionale, impegno sociale e sviluppo di abilità sportive, riflette una visione moderna e complessa della pena, che non si limita alla mera sanzione, ma mira a promuovere la crescita personale e la responsabilizzazione del detenuto.
L’accesso al lavoro esterno rappresenta un segnale di speranza, non solo per Chico Forti, ma anche per tutti coloro che credono nella possibilità di un percorso di reinserimento positivo, contribuendo a mitigare la stigmatizzazione e a favorire una società più inclusiva e riparatrice.
La decisione del Tribunale di Sorveglianza testimonia la possibilità di superare pregiudizi e di investire nel potenziale umano, anche all’interno delle strutture penali, con l’obiettivo di costruire un futuro più giusto e costruttivo.





