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Politica

Decreto cortei, arriva il reato di partecipazione violenta. Meloni: "Manifestare un diritto, devastare no. E chi rompe ora paga"

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Decreto cortei, stop alla norma sui poteri extra ai militari: non sarà inserita tra le misure anti violenza

Via libera del Cdm al 'decreto cortei', l'insieme di misure voluto dal governo per contrastare i fenomeni di violenza durante le manifestazioni dopo gli scontri nelle piazze degli ultimi giorni. Nel dl approvato dal Consiglio dei ministri, non è stata inserita nel decreto legge la norma che conferisce poteri di polizia giudiziaria ai militari impiegati per rafforzare la tutela dell’ordine pubblico. Gli uffici del Quirinale avrebbero infatti espresso perplessità in proposito durante le interlocuzioni con quelli del governo, che come da consuetudine precedono l’approvazione dei decreti legge che poi emana il Presidente della Repubblica.  

Tra le misure cui è stata data luce verde, l'introduzione del reato di "partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche" e nuove aggravanti per devastazione, saccheggio e attentato a impianti di pubblica utilità commessi durante manifestazioni, fermo preventivo anche per i minorenni, ingiunzione di pagamento in caso di danni a un bene pubblico (pagato dalla famiglia in caso si tratti di un minore), arresto differito. 

 

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"Abbiamo visto tutti le immagini delle violenze che hanno sconvolto Milano e altre città italiane: negozi saccheggiati, vetrine distrutte, forze dell'ordine aggredite. Sono scene inaccettabili che nessuno può pensare di minimizzare o di giustificare, per questo oggi il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto per prevenire e contrastare queste violenze. Si aggiungono a quelle approvate in questi mesi a partire dal riconoscimento biometrico, anche con l'intelligenza artificiale per dare un nome a chi si nasconde dietro un cappuccio. Vi spiego quali sono le novità in parole semplici". Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video sui social in cui scrive: "Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no. Ecco le misure che abbiamo approvato per contrastare la violenza e tutelare la sicurezza dei cittadini". 

Con il nuovo decreto, spiega la premier, "nasce un nuovo reato, la partecipazione violenta a una manifestazione, tradotto: se durante un corteo o una manifestazione ti unisci a un gruppo di cinque o più persone e ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a cinque anni di carcere e fino a 20mila euro di multa". 

"Se avevi il volto coperto - aggiunge Meloni - o se hai ferito qualcuno la pena aumenta, e aumentano anche le pene per chi devasta in gruppo". 

Nel secondo punto del decreto legge sulla sicurezza, spiega quindi la presidente del Consiglio, "applichiamo un principio semplice: chi rompe paga, e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori". 

"Come funziona? Se il danno è a un bene pubblico - una pensilina, un semaforo, una camionetta - il prefetto manda a casa l'ingiunzione di pagamento, se il danno è a un privato - una vetrina, un negozio, un'auto - il proprietario va dal giudice e ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Ci si potrà opporre, certo, ma intanto i genitori di quel ragazzo che si è divertito a spaccare tutto dovranno pagare, e chi ha subito il danno potrà rivalersi su tutto, sui beni di quella famiglia, anche sui soldi che lo Stato eventualmente le deve", dice ancora la premier. 

"Terzo: i minorenni. Oggi per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni lo Stato deve dimostrare ogni volta che era in grado di capire quello che stava facendo. Noi avevamo già approvato una norma che ribalta questo principio: si presume che fosse in grado di capire quello che stava facendo salvo prova contraria. Quella norma è in Parlamento, ma con il decreto di oggi diventa operativa immediatamente. E il fermo preventivo, che finora valeva solamente per gli adulti, si potrà applicare anche ai minorenni". 

 

 

A Milano, inoltre, arrivano 500 militari in più "fino alla fine dell'anno, al fianco di polizia e carabinieri e alla giustizia minorile diamo più magistrati e più posti negli istituti, perché la certezza della pena valga anche per chi ha 16 anni".  

"Faremo tutto quello che possiamo - continua Meloni - per impedire che quello che abbiamo visto in questi giorni diventi la normalità. Quasi 200 agenti feriti e danni che solo a Milano, secondo Confcommercio, valgono circa un milione di euro". 

"Chi c'era in quelle piazze? C'erano le frange antagoniste di sempre, quelle che a ogni corteo cercano lo scontro, però accanto a loro c'era qualcosa di nuovo: c'erano centinaia di giovanissimi, moltissimi di loro minorenni, arrivati in piccoli gruppi, convocati da un video sui social, ragazzi venuti in piazza per spaccare, rubare, filmarsi mentre lo fanno. E' un fenomeno che dobbiamo affrontare con serietà anche per impedire che quelle immagini diventino un modello da imitare. Però voglio essere chiara: non c'è idea politica, non c'è disagio sociale, non c'è opposizione al governo che possa giustificare la devastazione di un negozio per portare via la merce. Dietro quella vetrina c'è una famiglia che ha investito i sacrifici di una vita, ci sono i lavoratori che rischiano di perdere il proprio impiego, ci sono cittadini che hanno diritto di vivere la propria città senza paura. Non c'è niente di rivoluzionario nel devastare e nel rubare" che "non è protesta, è criminalità. E la risposta dello Stato deve essere ferma", aggiunge la premier. 

"Noi conosciamo le difficoltà di tanti giovani, sappiamo cosa significa cercare un lavoro, avere uno stipendio insufficiente, non avere prospettive per il futuro. Sono problemi sui cui lavoriamo dall'inizio del mandato e continueremo a farlo, e lo facciamo ogni giorno. Ma il disagio non può mai diventare un alibi per la violenza, in primo luogo perché la violenza amplifica il disagio e non può curarlo, in secondo luogo perché quando una vetrina va in frantumi a pagare non è il potente di turno è il commerciante, il lavoratore, il quartiere, sono proprio le persone comuni che qualcuno dice di voler difendere", continua. 

"Voglio distinguere tra chi commette violenze e chi manifesta pacificamente per chiedere risposte, penso agli agricoltori, gli autotrasportatori, i lavoratori ex Ilva, le tante comunità che stanno attraversando momenti difficili, con loro il governo dialoga e lavora per trovare soluzioni. Proprio oggi il ministro Salvini ha incontrato le rappresentanze dell'autotrasporto per affrontare le difficoltà del settore e individuare ulteriori risposte perché lo Stato che dice no alle violenze è lo stesso Stato che ascolta chi protesta, ascoltando gli altri, ed è proprio su questa distinzione che chiedo chiarezza anche a tutte le forze politiche: le violenze vanno condannate senza ambiguità, giustificazioni, senza distinguere in base a chi le commette", sottolinea Meloni. 

"Considero gravissimo che rappresentanti delle istituzioni arrivino a pubblicizzare i riferimenti per ottenere assistenza legale gratuita dopo le devastazioni di Milano, considero inaccettabile il tentativo di presentare saccheggi e distruzione come forme legittime di rivendicazione sociale. Chi ha la responsabilità politica dovrebbe essere il primo a ricordare che nessuna causa autorizza a colpire chi lavora, aggredire le forze dell'ordine, distruggere le nostre città. Per questo chiedo a tutti, indipendentemente dalle idee politiche, di stare dalla parte della legalità, della libertà, del rispetto delle regole". 

"Noi continueremo a fare la nostra parte per proteggere chi manifesta pacificamente, chi lavora e chi vuole semplicemente vivere in sicurezza. Manifestare è un diritto, mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Lo abbiamo detto e lo dimostreremo con i fatti", conclude Meloni. 

 

"Qualora il minore anche non imputabile partecipi alla commissione di fatti costituenti uno più reati in contesti come quelli a cui abbiamo assistito in questi giorni può essere irrogata una sanzione amministrativa ai genitori" dal prefetto, poi spiegato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in conferenza stampa dopo il Cdm, precisando che la sanzione va "da 500 a 1000 euro, raddoppiabili in caso di reiterazione". 

"La portata innovativa di questa norma - ha poi precisato - è che quando il prefetto irroga la sanzione con ordinanza di ingiunzione può disporre una sorta di anticipazione del risarcimento dei danni che sono stati commessi" e quindi "ordinare al genitore il pagamento di una somma a titolo di risarcimento dei danni cagionati". 

"Il fermo preventivo" già previsto per le manifestazioni "viene essere esteso anche a chi commette atti che turbino l'ordine e la sicurezza pubblica in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone", ha detto. 

"Abbiamo visto dei fatti in cui non c'era una manifestazione pubblica - ha precisato - ma ci sono state delle scorribande" in luoghi caratterizzati "da un consistente afflusso di persone" e quindi "questa norma copre un po' tutta la gamma delle fattispecie che si possono verificare". 

Sull'attribuzione delle funzioni di polizia ai militari "non c'è nessuno stop dal Quirinale" ma c'è "quando c'è la formazione di provvedimenti che vengono approvati dal governo un'interlocuzione col Quirinale, che è sempre molto fluida, molto serena, molto costruttiva", ha aggiunto. 

 

Nel decreto sicurezza varato oggi "vi sono degli aumenti delle pene quando il fatto è commesso da soggetti travisati, cioè mascherati o comunque in modo da impedire la loro identificazione, quando il lancio o l'utilizzo di oggetti atti ad offendere è diretto contro infrastrutture destinate all'erogazione dell'energia, servizi di trasporto eccetera, cioè elementi di pubblica utilità". E poi "vi è una fattispecie autonoma punita da 4 a 12 anni per chiunque, anche mediante strumenti informatici o telematici, organizza o promuove la formazione di gruppi". Si tratta di "una formulazione nuova di reato che riguarda gli organizzatori di manifestazioni violente. Organizzatori che agiscono anche attraverso strumenti telematici", spiega quindi il ministro della Giustizia Carlo Nordio, illustrando il decreto intitolato 'misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile'. 

Vi è poi "una modifica al Codice di procedura penale che consente l'arresto differito. "L'arresto differito -spiega Nordio- vuol dire che il reato viene commesso al di là della flagranza". E aggiunge: "Vi sono casi in cui l'arresto in flagranza è obbligatorio e altri nei quali è facoltativo. In questi casi può essere anche differito. E, cioè, l'arresto può avvenire dopo la flagranza del reato e prima della emissione dell'ordinanza di custodia cautelare, che dovrebbe invece essere quella normale per la quale una persona viene incarcerata prima del giudizio". 

Tra le norme previste dal nuovo decreto sicurezza, ce n'è una che è "estremamente importante e riguarda la carenza di magistrati in circostanze occasionali", dice ancora il ministro. 

Nordio spiega che "se si hanno 30-40 o 50 arresti di persone in un arco limitato di tempo, come ad esempio una manifestazione o un pomeriggio, per avere la convalida degli arresti occorre l'intervento del pubblico ministero e soprattutto del giudice delle indagini preliminari. Può accadere, soprattutto in certe città, che non vi sia una sufficienza di giudici in grado di intervenire nei termini di legge per la convalida. E per questo abbiamo previsto che vi sia la possibilità di applicare, con effetto immediato e senza seguire le procedure ordinarie che transitano attraverso il parere del Consiglio giudiziario, la possibilità di applicare dei giudici". 

In altre parole, "il capo dell'ufficio giudiziario, il presidente del tribunale in questo caso, può chiedere al presidente della Corte d'Appello l'applicazione di un giudice, bypassando tutte le procedure ordinarie e ottenendo quindi l'applicazione immediata". 

 

Fonte: Adnkronos
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