L’Iran sta assistendo a un’ondata di violenza inaudita, una spirale di repressione che si abbatte sui manifestanti con una brutalità sistemica.
La strategia del regime, lungi dall’essere una risposta contingente, si rivela una tattica premeditata volta a soffocare qualsiasi eco di dissenso e a preservare il potere.
Al centro di questa strategia si colloca una manovra sofisticata e implacabile: la totale interruzione dei flussi informativi.
Questo non si limita a bloccare l’accesso a piattaforme social o siti web occidentali, ma si estende a una vera e propria guerra contro la verità.
Il regime ha messo in campo un complesso sistema di censura, sorveglianza digitale e intimidazione, con l’obiettivo di creare una bolla informativa in cui la narrazione ufficiale domina incontrastata.
La disinformazione, le notizie false e la propaganda vengono diffuse attivamente per screditare i manifestanti e giustificare la repressione.
La soppressione della libertà di stampa è, in questo contesto, il pilastro fondamentale.
Giornalisti, blogger, attivisti online e fotografi sono presi di mira con un’intensità crescente.
Arresti arbitrari, detenzioni prolungate, processi sommari, accuse infondate e pene severe sono diventati strumenti abituali per intimidire e silenziare le voci critiche.
Molti giornalisti sono stati costretti all’esilio, mentre altri operano in clandestinità, rischiando la vita per documentare la realtà del paese.
La repressione non si limita ai giornalisti professionisti, ma si estende a tutti coloro che, in qualsiasi modo, contribuiscono a diffondere informazioni indipendenti.
Persino i semplici cittadini che condividono immagini o video sui social media rischiano pesanti conseguenze.
Questo clima di paura e incertezza rende estremamente difficile per chiunque raccontare la verità su ciò che sta accadendo in Iran.La situazione è aggravata dal ruolo di attori esterni.
Alcune nazioni, con i loro interessi geopolitici, contribuiscono a mantenere il regime al potere, silenziosamente accettando la violazione dei diritti umani e la soppressione della libertà di espressione.
Il sostegno finanziario e tecnologico, anche indiretto, alimenta la macchina repressiva e ostacola qualsiasi tentativo di cambiamento.
La comunità internazionale ha il dovere morale di denunciare queste violazioni e di sostenere i difensori dei diritti umani e i giornalisti iraniani.
È necessario rafforzare le sanzioni contro il regime, promuovere la libertà di accesso a Internet e fornire assistenza legale e finanziaria a coloro che sono perseguitati.
La verità, per quanto dolorosa, deve essere ascoltata e condivisa, affinché la speranza di un futuro libero e giusto possa sopravvivere in Iran. La lotta per la verità è la lotta per la libertà, e il silenzio è complice della tirannia.







