Ottant’anni.
Un traguardo che vibra di echi, di speranze disattese e di nuove sfide.
Il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non si è limitato a una cronistoria degli eventi, ma si è configurato come una riflessione profonda sul senso della Repubblica, illuminata dalla luce del suo ottantesimo anniversario.
Un’occasione per ripercorrere il cammino compiuto, per misurare le conquiste e per guardare, con lucidità, alle ferite ancora aperte.
Il referendum del 2 giugno 1946, un atto di volontà popolare che ha segnato la nascita di un’Italia democratica, risuona oggi come un monito e un’ispirazione.
Un atto di coraggio che ha strappato il Paese dalle macerie della guerra e dalla spirale autoritaria, proiettandolo verso un futuro di libertà e di partecipazione.
Il messaggio di Mattarella ha evitato la retorica celebrativa, scegliendo di focalizzarsi sulle fondamenta della Repubblica: la Costituzione, pilastro di diritti e di garanzie, che ha plasmato l’identità nazionale e che necessita di essere costantemente difesa e interpretata alla luce delle mutate esigenze del tempo.
La pace, fulcro del messaggio, si presenta come un’urgenza morale e una condizione imprescindibile per lo sviluppo.
Il conflitto in Ucraina, con le sue tragiche conseguenze umanitarie e le sue implicazioni geopolitiche, e le tensioni destabilizzanti in Medio Oriente, rappresentano sfide complesse che richiedono un impegno globale, basato sul dialogo, sulla diplomazia e sul rispetto del diritto internazionale.
Non una pace pia desiderata, ma una pace costruita, fondata sulla giustizia e sulla riconciliazione.
Il Presidente ha sottolineato l’importanza di investire sui giovani, custodi del futuro, invitandoli a partecipare attivamente alla vita politica e sociale, a coltivare l’impegno civile e a contrastare ogni forma di intolleranza e di discriminazione.
Un invito a recuperare la fiducia nelle istituzioni, a superare le divisioni ideologiche e a costruire un’Italia più equa, inclusiva e sostenibile.
Le reazioni dei leader politici, inevitabilmente polarizzate dalle diverse sensibilità ideologiche, hanno evidenziato come il messaggio di Mattarella, pur nel suo carattere istituzionale, abbia toccato corde profonde nel tessuto sociale.
Se da un lato il centrodestra ha enfatizzato i temi della pace e del futuro giovanile, spesso declinati in termini di sicurezza e di opportunità, il centrosinistra ha messo in luce l’importanza della sanità pubblica e del diritto al lavoro, due pilastri fondamentali del welfare state che necessitano di essere rafforzati e protetti.
Tuttavia, al di là delle diverse interpretazioni politiche, il messaggio di fine anno del Presidente Mattarella ha offerto un’occasione preziosa per riflettere sul senso della Repubblica, per riscoprire i suoi valori fondanti e per rinnovare l’impegno a costruire un’Italia più giusta, libera e prospera.
Un impegno che chiama in causa tutti, cittadini e istituzioni, affinché l’eredità dell’ottantesimo anniversario non sia solo una celebrazione del passato, ma un punto di partenza per un futuro ancora più ricco di speranza e di opportunità.
La Repubblica, un progetto incompiuto, un’aspirazione continua.





