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Mondadori, Milan, Mediaset: il racconto del 'milanesone' Berlusconi nella sua città

Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio, raccontava Italo Calvino. Per Silvio Berlusconi, che oggi martedì 29 settembre avrebbe compiuto 90 anni, tutto parte e ritorna l…

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Mondadori, Milan, Mediaset: il racconto del 'milanesone' Berlusconi nella sua città

Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio, raccontava Italo Calvino. Per Silvio Berlusconi, che oggi martedì 29 settembre avrebbe compiuto 90 anni, tutto parte e ritorna lì: M, come Milano. Tutto il suo impero in quella lettera iniziale: Mondadori, Milan, Mediaset. "Così tanto milanese - ha raccontato una volta Adriano Galliani - che era uno dei pochi tifosi milanisti, tifoso vero, che tifava anche per l'Inter".  

Berlusconi, simbolo e rivincita della Milano da bere e dell'edonismo reganiano sugli anni di piombo, la filosofia dell'impegno e tutti i riti della gauche ambrosiana. La rivincita del volto rasato e sorridente "sulle barbe, sui cappelli e sui capelli lunghi", per dirla usando le parole di una celebre canzone di Antonello Venditti. La rivincita del giovane ragazzo che attaccava sui muri delle strade di Milano i manifesti della Dc e veniva fermato e strattonato - racconta Berlusconi stesso - da alcuni militanti del Pci.  

Ogni viaggio ha un inizio. Quello di Silvio Berlusconi comincia in un edificio nel quartiere Isola, a Milano. Una casa che incrocia, quasi per destino, le storie di due famiglie. "Fu costruito dal nonno di mia moglie, Peppino Vismara. Era stata la prima casa di proprietà della sua famiglia", racconta all’AdnKronos Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano. E in quella casa, racconta Albertini, si incontravano anche le vite dei Berlusconi e dei Vismara. "Mio suocero e Luigi Berlusconi, il papà di Silvio, erano le due personalità di riferimento del condominio". Poi c’era Paolo, fratello di Silvio, e una piccola storia rimasta sospesa nei ricordi di famiglia: "Aveva avuto un certo interesse per Giovanna, mia moglie, che all’epoca era una ragazzina, e le dava lezioni di matematica. Non ci fu niente, ma c’era stato un filarino potenziale". 

E ancora un’immagine che sembra uscita da un’altra Milano, sicuramente da un'altra epoca. Una domenica arrivò ospite il cardinale Giovanni Battista Montini, allora arcivescovo della città e futuro papa Paolo VI. "Tutta la famiglia era riunita e benedisse la città dalla terrazza". Forse, in quel momento, i Berlusconi abitavano ancora lì. "Chissà se lo ricordano", si chiede vagheggiando Albertini. 

Amarcord felliniani in salsa ambrosiana, ricordi custoditi negli scrigni della memoria di una città che non c'è più, ora tutta a nozze di multinazionali e impepata di termini inglesi, ma una volta autentica, sincera, cristiana. Come quando il Cavaliere intonava: "O mia bela Madunina che te brilet de luntan, tuta dora e piscinina ti te dominet Milan". Difficile dire cosa amasse più il Cavaliere di questa città, come non si chiede mai la canzone migliore di un'artista amato. "Dolce ogni albero stento, ogni sasso arido è caro", avrebbe poetato Gabriele D'Annunzio. Ma Berlusconi questo amore olistico per il tutto lo avrebbe riassunto in una parola: "Milanesone". 

E allora avanti con il collegio dei salesiani dove il piccolo Silvio - "ab ungue leonem" - già mostra intuito per gli affari, con i compiti fatti anche per i compagni in cambio di caramelle e qualche moneta, e una postilla che sa di contratto con gli italiani ante litteram: i soldi vengono restituiti se il compagno non prende almeno la sufficienza. E ancora le passeggiate in centro: corso Venezia, via Rovani, Villa Borletti e le vie del Quadrilatero della Moda. E soprattutto San Babila, dove nel 2007, salito sul predellino di un’auto, annuncia la svolta politica del centrodestra italiano con la nascita del Popolo della Libertà. 

Infine San Siro, eterno ritorno di una passione dell’anima: prima amata dal bambino che, tenuto per mano dal padre, va la domenica a soffrire e a esultare per il “nostro” Milan; poi esaltata dal presidente che, all’uscita dallo stadio, si sente urlare da un tifoso "Silvio, sei una bella figa", un complimento sui cui Berlusconi non aveva dubbi: era stato il più bello della sua vita.  

I fili si intrecciano e da Milano - 20 chilometri più in là - si arriva alla villa di Arcore, dove all'inizio degli anni '80, con Fedele Confalonieri, Berlusconi fa la sua rivoluzione: la creazione della televisione commerciale italiana. Un'opera meticolosa, minuziosa: "Berlusconi se ne stava seduto al buio, davanti al televisore, fino al rullo della fine dei programmi a studiare la Rai - ricorda all'AdnKronos Carlo Freccero - io ebbi l‘idea di controprogrammare 'I puffi' contro i tg della Rai. Credo che sia stato una medaglia, assieme al pomeriggio con sentimento, per la mia carriera".  

Dietro ogni sasso, una storia. Come l'ormai famosa via Ambrogio Alciati a Milano, culla del primo business immobiliare del Cavaliere, anno domini 1961: con l'acquisto del suo primo terreno per 190 milioni di lire, e il via alla sua carriera di costruttore edile prima della nascita della Edilnord. Meno noto il rapporto tra Berlusconi la poltrona più ambita della città della "Madonnina": quella di sindaco. Chissà, si chiedeva qualcuno l'altro giorno all'inaugurazione di Malpensa, se Berlusconi avesse mai voluto fare il primo cittadino della città ambrosiana: proprio lui, il "milanesone".  

Una piccola suggestione da Gabriele Albertini che all'Adnkronos racconta: "Quando Berlusconi insisteva perché mi candidassi a sindaco di Milano, dopo avergli detto di no quattro volte, durante una telefonata gli proposi io di fare il sindaco". Proposta, mica tanto oscena. "Lo avrebbe fatto magnificamente, era anche l'idea di Montanelli: il giornalista diceva che Berlusconi aveva la personalità adatta, sarebbe stato un grande realizzatore, un gestore imprenditoriale: insomma aveva il physique du rôle". Ma Berlusconi disse di no. "Doveva continuare a fare il parlamentare e aveva in mente di tornare al governo".  

Oggi le mura di Milano hanno dedicato al Cavaliere ben due intitolazioni: l’aeroporto di Milano-Malpensa, al centro di polemiche politiche e amministrative, e il “Belvedere della Regione”, il terrazzo panoramico al 39° piano di Palazzo Lombardia, sede della Giunta regionale.  

Il 27 settembre 2024 Bobo Craxi aveva detto all’Adnkronos: "Io a Berlusconi non avrei intitolato un aeroporto: non ha nulla a che fare con la sua attività. Sarebbe stato meglio, ad esempio, uno stadio, una cittadella dell’informazione o un altro luogo significativo della città". (di Andrea Persili) 

 

Fonte: Adnkronos
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