Nel corso di un’operazione di controllo del territorio rafforzata, disposta dalla Questura di Potenza in vista delle festività natalizie, due uomini, rispettivamente di 38 e 32 anni e gravati da precedenti penali, sono stati arrestati nei pressi del carcere Santoro.
La loro attività, volta a eludere i protocolli di sicurezza penitenziaria, è stata interrotta a seguito di un controllo su un’autovettura parcheggiata in prossimità della casa circondariale.
L’ispezione ha portato al rinvenimento, occultato all’interno di un calzino legato, di 50 grammi di hashish, unitamente a un microcellulare.
La scoperta solleva interrogativi significativi sulle strategie adottate per introdurre dispositivi di comunicazione e sostanze stupefacenti all’interno del sistema carcerario, un problema endemico che minaccia la sicurezza degli istituti penali e la rieducazione dei detenuti.
Le indagini, tuttora in corso sotto la direzione della Procura, mirano a chiarire le intenzioni dei due arrestati: si sta valutando se l’obiettivo fosse quello di introdurre il microcellulare e la droga all’interno del carcere, con conseguenze potenzialmente gravi per l’ordine e la disciplina dell’istituto.
L’utilizzo di un cellulare in carcere, infatti, non solo facilita la commissione di reati dall’esterno, ma rappresenta anche un ostacolo significativo ai programmi di reinserimento sociale dei detenuti.
La vicenda ha suscitato l’intervento del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), il cui segretario regionale, Saverio Brienza, e il segretario nazionale, Donato Capece, hanno espresso forte preoccupazione per la vulnerabilità strutturale del carcere di Potenza, evidenziando come tentativi, seppur maldestri, come quello in oggetto, siano la prova tangibile di un sistema di sicurezza inadeguato.
Il Sappe ribadisce con forza la necessità di investimenti mirati a potenziare le risorse a disposizione della Polizia Penitenziaria.
Le richieste, già avanzate in precedenza, includono l’implementazione di sistemi di sorveglianza aerea tramite droni, l’impiego di unità cinofile specializzate nella ricerca di sostanze stupefacenti e, soprattutto, la creazione di un nucleo dedicato al controllo perimetrale del carcere, un baluardo indispensabile per contrastare efficacemente ogni tentativo di introduzione di oggetti proibiti e garantire un ambiente carcerario sicuro e rispettoso delle regole.
La questione del controllo esterno al carcere si configura, pertanto, non solo come una misura di sicurezza, ma come un investimento nella riabilitazione e nel futuro della società.






