Un’operazione dei Carabinieri ha portato alla luce un deposito illegale di fuochi d’artificio a Tito (Potenza), svelando un sistema di stoccaggio e gestione dei materiali altamente rischioso e in violazione delle normative di sicurezza.
Sequestrati oltre sette quintali di esplosivi, contenuti in 512 scatole all’interno di un container, l’attività dimostra una palese negligenza che avrebbe potuto compromettere gravemente la pubblica incolumità.
Il responsabile, titolare di una licenza commerciale per la vendita legale di articoli pirotecnici, ha agito attraverso un’organizzazione parallela, una sorta di “mercato nero” occulta, sfruttando la sua autorizzazione per ampliare il proprio giro d’affari in modo del tutto irregolare.
La presenza di un deposito non autorizzato e le condizioni di stoccaggio dei materiali, evidentemente non conformi alle rigorose leggi vigenti, hanno immediatamente sollevato serie preoccupazioni.
L’indagine, avviata a seguito di informazioni precise, ha permesso di ricostruire un quadro preoccupante: un’attività commerciale che, pur operando legalmente in apparenza, nascondeva una rete di stoccaggio non autorizzata, esposta a rischi di incendio e di esplosione.
Il container, dove era custodito il materiale, non rispondeva ai requisiti minimi di sicurezza previsti dalla legge, creando una potenziale minaccia per la comunità.
Il Giudice per le Indagini Preliminari di Potenza ha convalidato l’arresto del responsabile, riconoscendo la gravità delle violazioni commesse.
Come misura cautelativa, la Prefettura ha immediatamente sospeso la licenza commerciale dell’uomo, impedendogli di continuare l’attività e segnalando la serietà della sua condotta.
Questa vicenda sottolinea l’importanza cruciale del rispetto scrupoloso delle normative sulla sicurezza dei materiali esplosivi e l’urgenza di controlli più stringenti per prevenire situazioni simili.
L’operazione dei Carabinieri non solo ha portato alla rimozione di un pericolo imminente, ma serve anche da monito per tutti gli operatori del settore, ricordando che la sicurezza pubblica è un valore inalienabile che non può essere compromesso per fini di lucro.
L’episodio riapre il dibattito sull’applicazione più rigorosa delle leggi in materia di sicurezza e sulla necessità di rafforzare i controlli per garantire la prevenzione di rischi potenzialmente devastanti per la collettività.






