L’attività di controllo del territorio, esercitata dai Carabinieri di Lavello (Pz), ha portato all’arresto in flagranza di tre individui – un uomo di 54 anni, un uomo di 46 anni e una donna di 49 anni – accusati di furto aggravato in concorso e ricettazione.
L’episodio si è verificato all’interno del centro comunale di conferimento rifiuti, dove i tre, agendo in collaborazione, prelevavano materiale ferroso senza autorizzazione.
L’intervento dei militari dell’Arma ha esteso il controllo a un deposito di rifiuti non autorizzato, riconducibile agli arrestati, dove è stato rinvenuto un ingente quantitativo di materiale presumibilmente derivante da precedenti attività illecite.
Anche l’autocarro impiegato per il trasporto del materiale rubato è stato posto sotto sequestro, elemento cruciale nell’indagine volta a ricostruire l’intera filiera di attività criminali.
La gravità delle accuse e la natura organizzata del fenomeno, deducibile dalla presenza di un deposito non autorizzato e dalla collaborazione tra i soggetti coinvolti, hanno portato il Giudice per le Indagini Preliminari di Potenza a convalidare gli arresti.
Sono state applicate specifiche misure cautelari: il divieto di dimora per l’uomo di 54 anni, l’obbligo di dimora per la donna di 49 anni, mentre per l’uomo di 46 anni è stata disposta la libertà personale con conseguente denuncia in stato di libertà.
L’episodio solleva interrogativi significativi riguardo alla sicurezza dei centri di conferimento rifiuti, spesso vulnerabili a questo tipo di attività illecite, e sottolinea la necessità di un rafforzamento dei controlli e di un’implementazione di sistemi di sorveglianza più efficaci.
L’inchiesta, tuttora in corso, mira a identificare eventuali complici e a ricostruire la rete di relazioni che supportano questo tipo di attività, spesso legate a circuiti di ricettazione e spaccio di materiali di recupero, con un impatto negativo sull’ambiente e sull’economia legale.
La vicenda evidenzia, inoltre, la sfida costante per le forze dell’ordine nel contrasto a reati ambientali e alla criminalità organizzata che si insinua in settori apparentemente marginali, ma cruciali per la tutela del patrimonio pubblico e l’integrità del territorio.

