Il cortometraggio “A Carte Scoperte” si configura come un atto di coraggio e un’urgente chiamata alla consapevolezza, affrontando il complesso e spesso tabù del gioco d’azzardo patologico.
Nato dall’impegno dell’associazione potentina “Famiglie fuori gioco”, attiva dal 2010 in sostegno alle vittime e prevenzione di questa problematica sociale, il progetto mira a trascendere i confini dell’informazione diretta per raggiungere un pubblico più vasto attraverso la potenza evocativa del linguaggio cinematografico.
L’iniziativa, presentata in concomitanza con la Giornata regionale per il contrasto al gioco d’azzardo il 2 dicembre a Malvaccaro, non si limita a denunciare un problema, ma aspira a stimolare un cambiamento culturale profondo.
Il gioco d’azzardo patologico, infatti, si insinua nelle vite come una malattia silenziosa, tessendo una rete di dipendenza che imprigiona non solo l’individuo, ma distrugge la stabilità e il benessere delle sue relazioni familiari, generando un dolore spesso nascosto e difficilmente esprimibile.
La regista Katia Troia, con la sensibilità di un’artista consapevole, ha accettato la sfida di raccontare questa realtà complessa, esplorandone le dinamiche psicologiche, le vulnerabilità individuali e le devastanti conseguenze a livello personale e sociale.
Il lavoro di Giuseppe Troiano, fotografo e videomaker, ha contribuito a dare forma visiva a questa narrazione, ricercando immagini e soluzioni stilistiche capaci di amplificare l’impatto emotivo del cortometraggio.
Il cast, guidato dall’attore Nando Irene, offre una performance intensa e coinvolgente, offrendo al pubblico un percorso emotivo che oscilla tra il dramma della dipendenza e la speranza di un possibile riscatto.
La presenza di Rossella Irene, figlia dell’attore, aggiunge un elemento di autenticità e universalità al racconto, simboleggiando la fragilità e la vulnerabilità delle nuove generazioni.
“Vogliamo dare un volto e una voce a chi soffre,” afferma Roberta Santopietro, presidente dell’associazione.
Il cortometraggio non è solo un’opera artistica, ma un potente strumento di sensibilizzazione, un invito a rompere il muro del silenzio che avvolge questa problematica, incoraggiando le vittime a chiedere aiuto e a trovare il coraggio di ricostruire le proprie vite.
Il cinema, con la sua capacità di emozionare e di far riflettere, si rivela così un alleato prezioso nella lotta contro il gioco d’azzardo patologico, un male che affligge la nostra società e che richiede un impegno collettivo e una profonda trasformazione culturale.
Il progetto si propone di essere un punto di partenza per un dialogo aperto e costruttivo, un invito a ripensare il nostro rapporto con il denaro, il rischio e la felicità.







