Un evento che prometteva di animare la vibrante cornice culturale di Venosa, in provincia di Potenza, si è concluso bruscamente con l’annullamento del concerto del cantautore palermitano Daniele De Martino.
La decisione, comunicata tramite un messaggio sui social media da parte degli organizzatori, è stata motivata dalla sospensione temporanea dell’attività del locale e dalla conseguente cancellazione di tutte le performance previste.
Il pubblico, già in possesso dei biglietti, avrà diritto al rimborso integrale, come chiarito nel comunicato ufficiale.
La vicenda, apparentemente un semplice intoppo burocratico, rivela una complessità ben più profonda, intrecciando questioni di sicurezza, responsabilità artistica e sensibilità civile.
Al centro della tempesta, infatti, non vi è solo la mancata presentazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), documento essenziale per l’operatività di qualsiasi attività commerciale, ma anche una forte contestazione sollevata da Libera, il movimento contro le mafie.
Il Coordinamento Libera Basilicata e il presidio Libera Vulture Alto Bradano avevano espresso forti preoccupazioni, definendo “inaccettabile e potenzialmente pericolosa” l’opportunità di ospitare De Martino, criticando aspramente i testi delle sue canzoni che, a loro avviso, avrebbero promosso ideologie criminali e incitato comportamenti delinquenziali.
Questa presa di posizione ha generato un acceso dibattito, portando alla ribalta la questione della responsabilità degli artisti e del ruolo della cultura nel contrasto alla criminalità organizzata.
La risposta degli avvocati dell’artista, Immacolata Romano e Giuseppe Milazzo, ha tentato di disinnescare la polemica, negando che i brani attualmente presenti nel repertorio di De Martino contenessero riferimenti espliciti a reati o a organizzazioni criminali.
Tuttavia, la questione non si esaurisce in una mera interpretazione dei testi; solleva interrogativi più ampi sulla libertà di espressione, la necessità di un filtro culturale e l’impatto delle narrazioni artistiche sulla percezione sociale della criminalità.
L’annullamento del concerto, pertanto, si configura come un momento significativo nel dialogo tra istituzioni, organizzazioni civiche e mondo della spettacolo, evidenziando la crescente consapevolezza della necessità di un approccio multidisciplinare nella lotta alla criminalità, che non si limiti all’azione repressiva ma promuova anche un cambiamento culturale profondo e duraturo.
Il caso De Martino a Venosa diventa, così, un punto di riflessione sulla responsabilità collettiva e sulla necessità di una cultura attenta, consapevole e capace di contrastare le narrazioni che glorificano la criminalità.







