L’assunzione di una guida come quella di un Direttore Generale, intrinsecamente orientata al rinnovamento e alla rottura con il passato, è inevitabilmente soggetta a interpretazioni e a un’analisi retrospettiva.
Questa consapevolezza permea il mio approccio, ma la mia attenzione primaria è rivolta alla progettazione e alla realizzazione del futuro di Acquedotto Lucano.
Mi accolgo come custode di una realtà complessa, rappresentando l’impegno e la professionalità di oltre trecento persone, un capitale umano profondamente legato al benessere della comunità lucana.
La mia responsabilità si estende oltre la mera gestione operativa: è quella di innescare un processo di trasformazione profonda, abbandonando la logica della mera sussistenza per abbracciare una visione di sviluppo sostenibile e inclusivo.
Questa transizione non sarà facile.
Richiede una ridefinizione delle priorità, un’ottimizzazione delle risorse e, soprattutto, una rinnovata collaborazione tra tutti gli attori coinvolti: i dipendenti, i Comuni soci, la Regione Basilicata e, naturalmente, i nostri utenti, che superano i 300.000.
È imperativo superare inerzie consolidate, modelli di pensiero obsoleti e pratiche inefficienti che hanno contribuito a creare una situazione di vulnerabilità e precarietà.
La sfida principale è quella di convertire un’azienda focalizzata sulla sopravvivenza in un’entità capace di generare valore per il territorio, promuovendo l’innovazione tecnologica, l’efficienza idrica e la resilienza climatica.
Ciò implica un ripensamento radicale della gestione delle infrastrutture, l’adozione di soluzioni digitali per il monitoraggio e la manutenzione, e l’implementazione di politiche di sensibilizzazione per un uso responsabile dell’acqua.
Il mio impegno è quello di instaurare un dialogo aperto e trasparente con tutti gli stakeholder, ascoltando le loro esigenze e raccogliendo i loro suggerimenti.
Credo fermamente che il successo di questa trasformazione dipenda dalla partecipazione attiva di tutti, dalla base ai vertici dell’organizzazione.
Non si tratta di imporre decisioni dall’alto, ma di costruire un percorso condiviso, basato sulla fiducia reciproca e sulla volontà di superare le divisioni del passato.
L’eredità che desidero lasciare non sarà quella di un amministratore che ha semplicemente gestito un’azienda, ma di un leader che ha contribuito a costruire un futuro più solido e prospero per la comunità lucana, assicurando a tutti l’accesso a un servizio essenziale come l’acqua, risorsa preziosa da custodire e valorizzare per le generazioni a venire.
Il futuro di Acquedotto Lucano è un progetto collettivo, e io mi impegno a guidarlo con passione, determinazione e un profondo senso di responsabilità.

