Cun: Nata la Commissione per Salvaguardare il Grano Duro Italiano

La recente istituzione della Commissione Unica Nazionale sul Grano Duro (Cun) rappresenta una pietra miliare attesa da tempo, frutto di un’incessante e diffusa mobilitazione che ha visto coinvolti agricoltori in tutta Italia, con una significativa presenza lucana in piazza per rivendicare un reddito equo e la salvaguardia della salute pubblica.

Questa iniziativa, sancita dal Ministero dell’Agricoltura, si inserisce in un pacchetto di misure volte a contrastare il collasso dei prezzi del grano, affiancata dalla pubblicazione degli studi Ismea sui costi di produzione differenziati per area geografica.
La Cun avrà il cruciale compito di definire un prezzo indicativo del grano duro nazionale e monitorare le sue dinamiche di mercato, fungendo da antidoto alle pratiche speculative che periodicamente erodono il valore del lavoro agricolo.

Il sistema attuale, caratterizzato da fluttuazioni artificialmente amplificate da importazioni controllate e dalle logiche impietose delle borse merci, mette a dura prova la sussistenza di quasi 140.000 aziende agricole, spesso concentrate in aree interne, fragili e a rischio di spopolamento.

La coltivazione del grano duro, estesa su quasi 1,2 milioni di ettari, costituisce un pilastro dell’economia agricola italiana, la cui sopravvivenza è intrinsecamente legata alla stabilità dei prezzi.
I dati Ismea rivelano un costo medio di produzione che si aggira sui 31,8 euro al quintale nel Sud e sui 30,3 euro al Centro-Nord, cifre che evidenziano la drammatica conseguenza delle manipolazioni di mercato.
Negli ultimi quattro anni, le quotazioni pagate agli agricoltori hanno subito un crollo tra il 35% e il 40%, rendendo spesso insostenibile la copertura dei costi di produzione e compromettendo le future semine.

L’attivazione della Cun rappresenta un primo passo, ma è fondamentale garantirne l’effettiva operatività, resistendo a eventuali tentativi di sabotaggio.

Parallelamente, l’adozione diffusa di contratti di filiera si configura come lo strumento più efficace per assicurare agli agricoltori una redditività sostenibile nel tempo, proteggendoli dalle speculazioni e incentivando investimenti mirati in innovazione ambientale, sviluppo tecnologico e gestione intelligente dei dati.

L’impegno governativo di 40 milioni di euro in questa direzione testimonia l’importanza attribuita alla modernizzazione e alla resilienza del settore primario.
La sfida ora è trasformare questo slancio in una politica strutturale capace di ricostruire un sistema agroalimentare equo, sostenibile e capace di valorizzare il ruolo cruciale dell’agricoltura italiana.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap