L’evoluzione della Zona Economica Speciale Unica (Zes Unica) e le sue implicazioni per lo sviluppo del Sud Italia generano comprensibili preoccupazioni, che risuonano con le osservazioni del vicepresidente di Confindustria, Natale Mazzuca.
Questa consapevolezza è stata ribadita dal presidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma, in una nota ufficiale che ne sottolinea la rilevanza per il tessuto economico regionale.
La Zes Unica, nata da un percorso intricato di definizioni e attuazione, ha finalmente iniziato a manifestare un impatto positivo sulla ripresa industriale del Mezzogiorno.
Tuttavia, l’emendamento governativo introdotto nel decreto “Terra dei Fuochi” introduce un elemento di perturbazione, una variabile imprevista in un contesto economico già fragile e caratterizzato da una certa incertezza.
L’effetto temuto è quello di una contrazione degli investimenti, un rallentamento nella propensione al rischio imprenditoriale che nega i progressi compiuti.
La potenziale riorganizzazione della Zes Unica all’interno di un Dipartimento ministeriale solleva ulteriori interrogativi.
Si teme che tale decisione possa compromettere uno dei pilastri fondamentali del suo successo: la semplificazione burocratica e l’accelerazione dei processi autorizzativi.
La snellezza e la rapidità nell’ottenimento di permessi e licenze sono state, finora, le chiavi che hanno incentivato l’afflusso di capitali e la creazione di nuove opportunità occupazionali nel Sud.
Un ritorno a procedure complesse e dilatate rischierebbe di vanificare i benefici ottenuti e di disincentivare gli investitori, sia nazionali che esteri.
La Zes Unica rappresenta un esperimento strategico di sviluppo economico, un tentativo di superare le disuguaglianze territoriali attraverso misure specifiche e mirate.
La sua efficacia dipende dalla capacità di mantenere un quadro normativo stabile e di garantire un ambiente amministrativo efficiente e reattivo alle esigenze delle imprese.
Qualsiasi modifica che possa compromettere questi elementi, come l’introduzione di ulteriori livelli di controllo o la perdita di autonomia gestionale, necessita di un’attenta valutazione e di un ampio dibattito con le parti interessate, al fine di preservare il suo potenziale di crescita e di sviluppo sostenibile per il Mezzogiorno.
In sintesi, si auspica una riflessione approfondita che tenga conto delle esperienze sul campo e delle preoccupazioni emerse dal mondo imprenditoriale, per evitare di compromettere il futuro di uno strumento cruciale per la crescita del Sud.

