L’onorevole Arnaldo Lomuti, esponente del Movimento 5 Stelle e coordinatore regionale, ha sollevato un allarme significativo con un’interrogazione indirizzata al Governo, focalizzandosi sulle potenziali distorsioni introdotte dall’attuazione della legge 131/2025 e le ripercussioni che rischiano di colpire duramente i comuni montani lucani, in particolare Stigliano (Potenza) e realtà simili.
La preoccupazione centrale riguarda la rigidità degli schemi di decreto attuativo, che, perseguendo una standardizzazione apparentemente razionale, utilizzano medie territoriali come parametro decisivo.
Questo approccio, tecnicamente neutro sulla carta, ignora la complessità intrinseca delle comunità montane, riducendole a numeri e statistiche che non rendono giustizia alla loro realtà concreta.
La montagna non può essere compresa – e tanto meno supportata – attraverso lenti quantitative che ne cancellano le specificità, la storia, la resilienza e le sfide uniche.
L’ironia della situazione è lampante: una legge pensata per rafforzare e sostenere le aree montane rischia di generare un effetto paradossale, emarginando proprio quei territori che ne incarnano l’essenza.
Nel caso specifico di Stigliano, la collocazione ad alta quota del centro abitato (superiore ai 900 metri) si contrappone alla presenza di aree comunali a quote inferiori, distorcendo i calcoli statistici e generando potenziali esclusioni ingiustificate.
Si tratta di un meccanismo che svuota di significato la legislazione stessa, poiché è la popolazione residente stabilmente nelle aree montane a sopportare quotidianamente le conseguenze di tale condizione, ben al di là di qualsiasi considerazione catastale.
La questione va ben oltre una mera questione burocratica: si tratta di una sfida esistenziale per la sopravvivenza delle comunità lucane, già gravate da difficoltà di accesso ai servizi essenziali, limitazioni negli spostamenti, ostacoli allo sviluppo delle attività produttive e un inesorabile spopolamento.
Le proteste e le note inviate dal sindaco di Stigliano, Francesco Micucci, finora non hanno prodotto risultati tangibili, evidenziando una distanza tra le istanze locali e le decisioni governative.
L’interrogazione parlamentare mira a sollecitare un intervento tempestivo del Governo, richiedendo una revisione dei regolamenti attuativi e l’introduzione di criteri di valutazione più sensibili al contesto locale, in linea con gli obiettivi della legge e, soprattutto, con i principi costituzionali, in particolare l’articolo 44 che tutela il diritto al lavoro e all’accesso ai servizi per tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo di residenza.
Si auspica una presa di posizione politica ferma e inequivocabile, soprattutto da parte del Presidente Bardi, a dimostrazione di un reale impegno nei confronti delle aree interne e delle comunità montane.
L’esclusione, anche solo potenziale, dall’elenco dei comuni montani non è una formalità priva di conseguenze: si tradurrebbe in una perdita di finanziamenti, di agevolazioni e di strumenti di sviluppo, con ripercussioni dirette sulla qualità della vita, sull’istruzione, sulle infrastrutture e sulla coesione sociale.
Si tratta di un rischio che potrebbe accelerare il declino economico e demografico di queste aree, compromettendo il loro futuro.
L’azione è urgente, perché la montagna è un patrimonio da proteggere, non un problema da risolvere con formule statistiche.






