Basilicata: Emergenza idrica, crolla il dibattito e la rabbia dei cittadini.

La drammatica emergenza idrica che affligge la Basilicata si rivela, con spietata chiarezza, sintomo di una profonda disfunzione politica e di una visione strategica desunta, se non assente, profondamente inadeguata.

Un quadro desolante che disattende il diritto inalienabile dei cittadini lucani all’acqua, al lavoro dignitoso e a una vita paritaria con il resto del Paese.

La denuncia, condivisa da otto consiglieri regionali di opposizione – un’astinenza che svuota di significato il dibattito istituzionale – è un atto di accusa nei confronti di una classe dirigente incapace di rispondere alle esigenze primarie della comunità.

L’assemblea consiliare, chiamata ad affrontare una crisi che sta letteralmente prosciugando interi settori produttivi e minando la vitalità di ampie aree territoriali, si è trovata a dissolversi per mancanza del numero legale, un gesto che, al di là delle dinamiche interne, esprime una profonda mancanza di responsabilità.

L’abbandono repentino dell’aula da parte del gruppo di Fratelli d’Italia, durante l’esposizione delle problematiche da parte dell’assessore all’Agricoltura, Carmine Cicala, non fa che amplificare la percezione di un’assenza di volontà di affrontare il problema con serietà e determinazione.

L’emergenza idrica non è un evento transitorio, un capriccio atmosferico da superare con superficiali interventi di facciata.
È, come ripetutamente sottolineato dall’opposizione, una condizione strutturale, una conseguenza di scelte politiche miopie e di una gestione irresponsabile delle risorse idriche.

La situazione critica della diga di Monte Cotugno, il cui esaurimento si preannuncia imminente, è il risultato di anni di sottovalutazione, di promesse non mantenute e di interventi tardivi e insufficienti.
Il riconoscimento, finalmente espresso dal governatore Vito Bardi e dall’assessore Cicala, si configura come un atto di contrizione postumo, un’ammissione di colpa giunta troppo tardi per arginare il danno.

La vicenda rivela una profonda frattura all’interno della coalizione di centrodestra, una perdita di coesione che si traduce in una paralisi dell’azione amministrativa e in un disservizio verso i cittadini.

Ma, al di là delle dinamiche interne alla maggioranza, la questione centrale rimane il diritto all’acqua, un diritto costituzionale che deve essere garantito con priorità assoluta.

È necessario, dunque, un cambio di paradigma, un approccio strategico basato sulla sostenibilità ambientale, sull’innovazione tecnologica e sulla partecipazione attiva della comunità locale.

Solo così sarà possibile invertire la rotta e assicurare un futuro all’acqua e alla Basilicata.
L’assenza di visione strategica, la mancanza di lungimiranza e l’incapacità di ascoltare le istanze del territorio sono il vero veleno che sta prosciugando la Basilicata.

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