Vent’anni fa, la Basilicata si è stretta attorno alla sua identità e al suo futuro, respingendo con una mobilitazione popolare esemplare l’intenzione governativa di localizzare a Scanzano Jonico un sito nazionale per lo stoccaggio delle scorie nucleari.
Quel momento di resilienza collettiva, incarnato nelle giornate di protesta pacifica, continua ad essere un faro per il movimento antinuclearista, non solo in Basilicata, ma in tutta Italia.
Pasquale Stigliani, voce dell’associazione ScanZiamo le Scorie, sottolinea come quella vittoria, apparentemente isolata, non abbia estinto il rischio.
La persistenza del pericolo è intrinseca alle scelte politiche attuali, che ripropongono la questione nucleare come soluzione a un fabbisogno energetico che, in realtà, può essere soddisfatto con alternative più sostenibili e sicure.
Il nucleare, nonostante i progressi tecnologici ostentati, mantiene inalterate le sue criticità fondamentali: i rischi intrinseci legati alla sicurezza degli impianti, l’impossibilità di risolvere definitivamente il problema della gestione dei rifiuti radioattivi, i costi economici proibitivi e, soprattutto, l’impatto devastante sulle economie locali, in particolare quelle legate all’agricoltura e al turismo, pilastri dell’identità lucana.
L’assenza di una soluzione definitiva per lo smaltimento delle scorie rimane una ferita aperta, un promemoria tangibile dell’inconsistenza delle promesse di sicurezza avanzate in passato.
La speranza di isolare il problema, relegandolo in profondità nel sottosuolo, si è rivelata illusoria, lasciando un’eredità di incertezza e preoccupazione.
La posizione della Regione Basilicata, che in sede di conferenza delle regioni non ha espresso un dissenso chiaro alla politica nucleare nazionale, appare in contrasto con i principi costituzionali e con la volontà di coinvolgere attivamente le comunità locali nei processi decisionali.
Questa omissione, unitamente alla mancata convocazione del Tavolo della Trasparenza, denota una profonda mancanza di volontà di dialogo con i territori e i loro rappresentanti, minando la fiducia nelle istituzioni.
Il 23 novembre, data che commemora la storica mobilitazione di Scanzano, sarà l’occasione per riaffermare con forza le ragioni di un futuro energetico basato sulla sostenibilità e sulla tutela del territorio.
L’iniziativa, incentrata sulla tavola rotonda pubblica dal titolo “Sostenere lo sviluppo rurale contro quello distorto del nucleare”, presenterà il “Manifesto di Scanzano”, un documento che svela le fragilità e le manipolazioni insite nella propaganda nucleare.
Un manifesto che ambisce a riaccendere la scintilla della consapevolezza e a promuovere una visione alternativa, fondata sulla valorizzazione delle risorse locali e sulla protezione del patrimonio ambientale e culturale della Basilicata.
L’obiettivo è chiaro: difendere il diritto alla salute, alla sicurezza e alla prosperità di una comunità che ha dimostrato di saper scegliere il proprio destino.

