La potenziale sospensione delle attività del Centro Internazionale di Dialettologia (CID), un’istituzione di riconosciuto valore a livello nazionale e internazionale, desta profonda inquietudine e solleva interrogativi cruciali sul futuro della cultura e dell’identità lucana.
La fragilità finanziaria che ora lo affligge, con la possibile mancata erogazione di un contributo regionale di trenta mila euro, rappresenta non un semplice problema amministrativo, ma un campanello d’allarme che risuona in tutta la Basilicata.
Gerardo Larocca, presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) lucana, sottolinea con chiarezza che la perdita del CID non si tradurrebbe in una privazione per la comunità accademica, bensì in un impoverimento irreparabile per l’intera regione.
La dialettologia, lungi dall’essere una disciplina relegata a interessi specialistici, è il custode privilegiato della memoria collettiva, il filo conduttore che lega le generazioni passate a quelle future.
Un bambino che cresce ignorando le radici linguistiche del proprio popolo è un bambino privato di una parte essenziale della sua identità, un individuo sradicato dal contesto storico e culturale che lo ha formato.
Allo stesso modo, un turista che visita la Basilicata senza la consapevolezza del patrimonio linguistico e delle tradizioni locali, sperimenta una visita superficiale, incapace di cogliere la vera essenza del territorio.
La situazione attuale si configura come un bivio drammatico, una scelta tra la salvaguardia di un patrimonio culturale inestimabile e la sua progressiva erosione.
La cancellazione di un centro di ricerca come il CID non significa solo la perdita di competenze e di dati raccolti con decenni di lavoro sul campo, ma anche l’interruzione di un percorso cruciale per la comprensione della società lucana, delle sue trasformazioni, delle sue peculiarità.
La lingua, infatti, non è un semplice strumento di comunicazione, ma un sistema complesso che riflette la storia, i valori, le credenze di una comunità.
Perdere la capacità di interpretare e di preservare questa complessità significherebbe rinunciare a una parte fondamentale del nostro essere.
L’appello di Larocca, dunque, non è un semplice gesto di circostanza, ma un atto di responsabilità verso le istituzioni regionali e locali, un invito a non rimanere inerti di fronte a una minaccia concreta.
È imperativo agire con urgenza, intervenendo per garantire la continuità delle attività del CID, non come un favore a un’istituzione, ma come investimento nel futuro della Basilicata.
Sostenere il CID significa sostenere la cultura, preservare la memoria, rafforzare l’identità lucana e, in ultima analisi, costruire un futuro più consapevole e ricco di significato per tutti i cittadini.
Perché una comunità senza radici, senza memoria, è una comunità priva di prospettive, destinata a perdersi nel flusso inesorabile del tempo.

