La recente decisione di Francesca Di Lucchio di dimettersi dalla presidenza del Parco Nazionale del Vulture ha innescato una rilettura critica del ruolo della Regione Basilicata nella governance di un’area cruciale per l’identità e lo sviluppo del territorio.
Angelo Chiorazzo, vicepresidente del Consiglio regionale e leader di Basilicata Casa Comune, sottolinea come questa scelta rappresenti un atto di responsabilità che ha sbloccato una situazione di impasse, precedentemente ignorata con apparente deliberazione da parte del Presidente della Giunta regionale, Vito Bardi.
La questione non si limita alla mera sostituzione di una figura istituzionale.
Il nodo cruciale risiede nella persistente mancata presa d’atto delle dimissioni collettive dei membri del Consiglio Direttivo – un evento che, come denuncia Chiorazzo, è stato a lungo oggetto di interrogazioni e richieste di decadenza.
I sindaci di Barile, Ginestra, Ripacandida, Rionero in Vulture e Ruvo del Monte, con le loro rinunce formali, avevano segnalato una profonda crisi di fiducia nei confronti dell’ente parco, una crisi che la rigidità dell’approccio regionale ha contribuito a esacerbare.
L’atteggiamento di Bardi, secondo Chiorazzo, ha creato un circolo vizioso: mantenendo in vita un organismo privo del consenso dei suoi stessi componenti, si è generato un rallentamento nell’erogazione dei servizi, un deterioramento del rapporto con i comuni del Vulture e, soprattutto, una percezione di distacco e inefficacia da parte delle comunità locali.
La governance del Parco, in questo scenario, si è trasformata in un ostacolo al suo stesso sviluppo, erodendo la fiducia e soffocando l’iniziativa dal basso.
Ora si apre una fase cruciale.
Chiorazzo invita la Regione a compiere un atto di coraggio, a ritirarsi e a restituire protagonismo ai territori.
Non si tratta semplicemente di eleggere un nuovo presidente, ma di ripensare radicalmente il modello di gestione.
La chiave per il rilancio del Parco del Vulture risiede nella capacità di costruire un sistema partecipativo, dove le amministrazioni locali, i sindaci, le associazioni, gli operatori economici e i cittadini possano contribuire attivamente alla definizione delle strategie e alla realizzazione dei progetti.
Questo nuovo approccio implica un passaggio da una logica di gestione centralizzata e dall’alto a un modello di governance distribuita, basato sulla collaborazione, l’innovazione sociale e la valorizzazione delle risorse locali.
Si tratta di riconnettere il Parco con le sue radici, con la sua storia e con le sue potenzialità, creando un motore di sviluppo sostenibile che possa garantire un futuro prospero per l’intera area del Vulture.
La sfida è trasformare il Parco non in un’entità burocratica distante, ma in un vero e proprio strumento di sviluppo locale, al servizio delle comunità che lo abitano.
Un’entità capace di interpretare e rispondere alle loro esigenze, favorendo la coesione sociale e la crescita economica.







