In un gesto di solidarietà che si estende dal cuore della sanità italiana alla sofferenza palestinese, gli ospedali della Basilicata si uniscono all’iniziativa nazionale “Luci sulla Palestina”, un flash mob simbolico che illuminerà il paese giovedì 2 ottobre alle ore 21.
L’evento, promosso dalla rete #DigiunoGaza, vede la partecipazione di cento strutture sanitarie sparse in tutta Italia, testimoniando un sentire diffuso tra gli operatori sanitari.
La mobilitazione in Basilicata coinvolgerà quattro presidi ospedalieri strategici: l’Ospedale San Carlo di Potenza, polo di riferimento per l’area nord; l’Ospedale San Francesco di Venosa, punto cruciale per il sud della regione; la Villetta dell’Ospedale via Bologna di Melfi, che funge da collegamento tra le due aree; e infine l’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, simbolo della cultura e della storia lucana.
L’invito rivolto a medici, infermieri, personale amministrativo e a tutti i cittadini è quello di portare davanti alle strutture ospedaliere una fonte di luce: una torcia, una lampada, un lumino, una candela o, semplicemente, lo schermo del proprio cellulare.
Alle ore 21, il gesto si concretizzerà nell’accensione simultanea di queste luci, creando un’onda di solidarietà visibile in tutto il paese.
Il significato di questo flash mob non si limita alla mera rappresentazione visiva.
Esso è un atto di memoria, un tributo alle vittime innocenti del conflitto israelo-palestinese, più di 60.000 persone perse in due anni di violenza, un numero che testimonia la gravità e la persistenza della crisi umanitaria.
Particolare attenzione sarà dedicata ai 1.677 operatori sanitari palestinesi caduti, eroi silenziosi che hanno dedicato la loro vita a curare i feriti in un contesto di guerra, e i cui nomi saranno solennemente ricordati durante una lettura collettiva.
L’iniziativa, sostenuta dal presidio “Elisa Claps e Francesco Tammone”, si pone come un monito per la comunità internazionale, un appello alla cessazione delle ostilità e alla ricerca di una soluzione pacifica e duratura.
Il gesto, apparentemente semplice, vuole essere un segnale di speranza, un invito a non dimenticare la sofferenza umana e a lavorare per un futuro di giustizia e dignità per tutti.
Oltre ad essere un atto di solidarietà, rappresenta un impegno etico e professionale da parte del personale sanitario, che si fa portavoce di valori di umanità e compassione al di là delle barriere politiche e geografiche.

