Vitalizi in Basilicata: un atto di ingiustizia istituzionale?

Un atto di ingiustizia istituzionale: così si configura, a ragione, la recente approvazione da parte del Consiglio regionale della Basilicata che reintroduce, con eufemistica denominazione di “indennità differita”, una forma di vitalizio per i propri membri.
Questa decisione, assunta in un contesto di apparente quiete natalizia, solleva non solo interrogativi etici ma anche profonde riflessioni sulla responsabilità politica e sul rapporto tra rappresentanti del popolo e cittadinanza.
Il provvedimento, finanziato con risorse destinate a scopi di beneficenza, incide in maniera significativa sulle finanze pubbliche, in un periodo storico in cui una parte considerevole della popolazione lucana lotta quotidianamente per garantire il sostentamento delle proprie famiglie.

L’azione del Consiglio appare dunque in contrasto con i principi di equità e solidarietà che dovrebbero animare l’azione amministrativa.
La decisione, presa in un contesto di scarsa trasparenza, erode la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.

Il vitalizio, istituto storico spesso associato a pratiche clientelari e privilegi, non si concilia con l’ideale di una politica al servizio della collettività, incentrata sul merito e sulla responsabilità.
Si crea una frattura profonda tra chi esercita il potere e chi, con il proprio lavoro, contribuisce al bene comune.

Il presente atto legislativo riapre una ferita nel tessuto sociale lucano, contrastando con il diritto costituzionalmente garantito di partecipazione democratica.
L’approvazione di tali indennità differite, destinate a remunerare l’impegno politico successivo alla cessazione del mandato, tradisce l’impegno verso una pubblica amministrazione efficiente, trasparente e vicina ai bisogni dei cittadini.

Si pone l’urgenza di una profonda riflessione sul ruolo dei rappresentanti eletti e sulla necessità di garantire una gestione responsabile delle risorse pubbliche, orientata al benessere diffuso e alla riduzione delle disuguaglianze.

Per questi motivi, si promuove con forza un referendum abrogativo degli articoli 16 e 17 della legge regionale 30 dicembre 2025, n. 57, affinché la decisione venga rimessa alla sovranità popolare e si possa restituire ai cittadini la possibilità di decidere il proprio destino.

Si intende avviare formalmente l’iter referendario, nel pieno rispetto dello Statuto regionale e della legge regionale n. 40 del 1980, mobilitando la società civile in un’azione di democratica opposizione a una politica percepita come distante dai valori condivisi.
La Basilicata merita una politica di equità, trasparenza e partecipazione, dove i cittadini, e non una ristretta cerchia di eletti, abbiano voce preminente.
È giunto il momento di affermare, con forza e determinazione, il diritto a una Basilicata più giusta e responsabile.

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