lunedì 9 Marzo 2026

Liguria e Sud: squilibrio tra pensionati e lavoratori sfida il futuro.

Liguria e il Mezzogiorno: un quadro demografico che sfida il futuro del lavoro e dello sviluppoUn’analisi recente della Cgia rivela una tendenza demografica allarmante che sta ridisegnando il panorama economico italiano, con la Liguria che si inserisce in un contesto più ampio di squilibrio tra popolazione pensionata e forza lavoro attiva.

Nel 2024, la Liguria registra 656.493 pensioni erogate, superando di 22.594 unità il numero di occupati (633.899).
Questo dato, seppur preoccupante, riflette una situazione già consolidata da tempo nel Sud e nelle Isole, dove il numero di pensionati supera significativamente quello dei lavoratori attivi.
A livello nazionale, il divario è ampio: 7,3 milioni di pensioni erogate fronte a poco più di 6,4 milioni di occupati.

Il Mezzogiorno rappresenta l’unica area geografica in cui si manifesta questo squilibrio, con la Puglia che registra il deficit più marcato (231.700 unità).
Un fenomeno che, al di là dei confini liguri, impone una riflessione urgente sulle dinamiche demografiche e le prospettive di sviluppo.
L’inversione del rapporto tra lavoratori e pensionati non è un’anomalia isolata.
Otto province settentrionali, tra cui Savona (-13.753), Genova (-10.074) e Ferrara (-9.984), si uniscono a quelle meridionali nel registrare un numero di pensioni superiore a quello dei lavoratori attivi.

Due province liguri su quattro presentano questo trend negativo, un segnale di una trasformazione strutturale in atto.

La situazione locale si articola in disparità: nella provincia di Savona, 119.848 pensioni fronte a 106.095 occupati; nella Città metropolitana di Genova, 359.324 pensioni contro 349.250 occupati.

Solo Imperia e la Spezia, con lievi surplus di occupati, rappresentano un’eccezione.
Questo squilibrio demografico non è un mero dato statistico, ma si traduce in conseguenze concrete per il tessuto economico.

L’invecchiamento della forza lavoro, un problema particolarmente sentito nelle regioni più piccole, crea difficoltà per le imprese, soprattutto per quelle a conduzione familiare.
La difficoltà di reperire figure professionali altamente specializzate sul mercato del lavoro, denunciata dalla Cgia, testimonia la carenza di giovani talenti e l’erosione della base produttiva.
L’indice di anzianità dei dipendenti privati, che misura il rapporto tra dipendenti al di sotto dei 35 anni e quelli con più di 55 anni, evidenzia la gravità del fenomeno.

La Basilicata, con un indice di 82,7, è la regione più colpita, seguita da Sardegna (82,2), Molise (81,2), Abruzzo (77,5) e Liguria (77,3).

A fronte di un dato nazionale medio del 65,2, regioni come Emilia Romagna (63,5), Campania (63,3), Veneto (62,7), Lombardia (58,6) e Trentino Alto Adige (50,2) mostrano un quadro meno critico, ma che comunque necessita di monitoraggio costante.
La sfida che si pone è quella di invertire questa tendenza, promuovendo politiche a sostegno della natalità, incentivando l’immigrazione di lavoratori qualificati e creando opportunità di lavoro attrattive per i giovani.
Solo attraverso un approccio integrato e lungimirante sarà possibile garantire un futuro sostenibile per il sistema economico e sociale italiano, scongiurando un declino strutturale che rischia di compromettere la crescita e il benessere delle nuove generazioni.

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