Un’Inversione di Tendenza Fragile: La Ripresa del Credito Bancario alle Imprese tra Disparità Territoriali e Vulnerabilità StrutturaliDopo un periodo di prolungato declino, durato quasi due anni e mezzo, il credito bancario destinato alle imprese italiane mostra segni di inversione.
Dati recenti indicano un aumento dei prestiti negli ultimi quattro mesi, con un incremento complessivo dello stock erogato di quasi 5,5 miliardi di euro, portando il totale a 647 miliardi.
Tuttavia, questa ripresa appare tutt’altro che omogenea e solleva interrogativi sulla sua sostenibilità, evidenziando profonde disuguaglianze e persistenti fragilità strutturali nel sistema finanziario nazionale.
L’analisi dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre rivela un quadro complesso.
Sebbene le imprese con più di 20 addetti abbiano beneficiato di una variazione positiva (+1,5% pari a 8,2 miliardi di euro nei primi sette mesi del 2025), quelle con meno di 20 addetti, che costituiscono la stragrande maggioranza del tessuto imprenditoriale italiano e impiegano una quota significativa della forza lavoro privata, mostrano invece un andamento negativo (-2,8% e una perdita di 2,7 miliardi di euro).
Questa divergenza sottolinea un rischio di polarizzazione: le imprese più grandi, spesso con maggiore solidità finanziaria e accesso a fonti di finanziamento alternative, riescono a capitalizzare la nuova disponibilità creditizia, mentre quelle più piccole, spesso con margini operativi ridotti e una maggiore dipendenza dal credito bancario, continuano a faticare.
La geografia della ripresa è altrettanto disomogenea.
Quasi la metà delle province italiane non ha ancora registrato un aumento dei prestiti bancari, mentre altre, come Imperia, Prato, Vercelli e Avellino, continuano a sperimentare una contrazione del credito.
Il divario è amplificato quando si osservano le aree più virtuose, con Aosta, Trieste e Oristano che guidano la crescita, registrando aumenti significativi.
Anche le grandi aree economiche mostrano performance contrastanti: Roma, Bergamo, Firenze e Milano segnano incrementi, ma a ritmi diversi, riflettendo la complessità delle dinamiche locali e settoriali.
A livello regionale, la situazione è ulteriormente aggravata.
La regione Veneto, nonostante l’apparente ripresa nazionale, continua a soffrire di una contrazione degli impieghi bancari, un trend ininterrotto che dura dal 2011.
Questa persistente difficoltà è interpretata dagli analisti come una conseguenza delle crisi bancarie che hanno colpito la regione, con la scomparsa di istituzioni come Antonveneta, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza e Banco Popolare.
Anche l’Umbria e il Molise mostrano risultati negativi, evidenziando una vulnerabilità diffusa in alcune aree del Paese.
La ripresa del credito bancario alle imprese, dunque, si rivela un fenomeno fragile e parziale.
La sua sostenibilità nel tempo dipenderà dalla capacità di affrontare le cause profonde delle debolezze strutturali del sistema finanziario italiano, promuovere una maggiore inclusione creditizia a favore delle piccole e micro imprese e ridurre le disparità territoriali.
Un’analisi approfondita delle dinamiche settoriali e delle condizioni economiche locali sarà cruciale per orientare le politiche di sostegno al credito e favorire una crescita economica più equilibrata e resiliente.
La recente inversione di tendenza non è una soluzione definitiva, ma un punto di partenza per un percorso ancora lungo e complesso.


