La perdita di un figlio è un abisso che non si colma, e ogni notizia di una giovane vita spezzata da un atto di violenza riapre quella ferita, amplificandone il dolore.
Il pensiero di Lucia Monteiro Duarte, madre di Willy, giovane strappato alla vita a Colleferro in un atto di inaccettabile brutalità, risuona con un’eco universale di sofferenza e disperazione.
La sua testimonianza, nata dall’esperienza personale di un lutto devastante, non è solo un lamento, ma un appello urgente a un cambiamento profondo.
L’episodio di La Spezia, con il suo drammatico culmine in un omicidio, si aggiunge a una serie di eventi allarmanti che coinvolgono giovani e l’uso di armi da taglio.
Questi atti non sono fenomeni isolati, ma manifestazioni di un disagio sociale più ampio, un sintomo di una crisi che investe le nuove generazioni.
Non possiamo limitarci a condannare e piangerli: è imperativo indagare le radici profonde di questo fenomeno, decifrare i codici e le dinamiche che lo alimentano.
Le cause sono molteplici e intrecciate.
La fragilità delle strutture familiari, la mancanza di modelli positivi di riferimento, la difficoltà di accesso a opportunità formative e lavorative, l’influenza distorsiva dei social media, l’esposizione precoce alla violenza, la percezione di invincibilità, il senso di frustrazione e di marginalizzazione: tutti questi fattori contribuiscono a creare un terreno fertile per l’aggressività e la delinquenza giovanile.
È necessario un approccio multidisciplinare e sinergico, che coinvolga scuole, famiglie, istituzioni, associazioni, operatori sociali e psicologi.
In ambito scolastico, è fondamentale promuovere l’educazione alla legalità, il rispetto delle regole, l’empatia, la gestione delle emozioni e la risoluzione pacifica dei conflitti.
Le famiglie devono essere sostenute e rafforzate, offrendo loro strumenti e risorse per affrontare le sfide educative e per costruire relazioni sane e positive.
Le istituzioni devono garantire a tutti i giovani pari opportunità, accesso all’istruzione, alla formazione professionale e al lavoro.
Non possiamo ignorare il ruolo dei social media, che spesso amplificano la violenza e la criminalizzano, creando modelli distorti e pericolosi.
È necessario educare i giovani a un uso consapevole e responsabile dei social media, promuovendo un approccio critico e costruttivo.
Il ricordo di Willy, e di tutte le altre giovani vite spezzate, deve essere un monito costante, un motore per l’azione.
Non possiamo permettere che la paura e la rassegnazione prevalgano.
È tempo di agire, con coraggio e determinazione, per costruire un futuro più sicuro e giusto per le nuove generazioni, un futuro in cui ogni giovane possa realizzare il proprio potenziale, lontano dalla violenza e dalla disperazione.
Il dolore di Lucia Monteiro Duarte è il grido di tutte le madri, un grido che esige risposte e azioni concrete.









