La città si raccoglie in un lutto denso, un velo di silenzio che avvolge La Spezia nel giorno dell’estremo saluto ad Abanoub Youssef, il giovane studente strappato alla vita in un atto di inaudita brutalità.
Il dolore si propaga, un’onda d’urto che investe la famiglia, gli amici, la comunità scolastica, la fervente comunità cristiana copta di cui era parte integrante e l’intera collettività cittadina.
Non è solo un lutto, ma un trauma collettivo che interroga l’innocenza e la sicurezza che, fino a pochi giorni fa, sembravano ineludibili.
Il sindaco, Pierluigi Peracchini, in una comunicazione toccante, esprime un cordoglio che nasce non solo dall’alto del suo ufficio istituzionale, ma soprattutto dall’animo di un padre.
L’angoscia di mandare il figlio a scuola con la speranza di riaverlo a casa, trasformata in un incubo inaccettabile, è un sentimento condiviso da innumerevoli genitori.
La violenza, come un’ombra insidiosa, sembra infiltrarsi ovunque, minando la fiducia nel futuro.
Abanoub Youssef non era solo un nome su un registro scolastico; era un giovane uomo con un futuro promettente, un ragazzo attivo nella sua comunità religiosa, un esempio di dedizione durante l’emergenza sanitaria, un contributo tangibile al bene comune.
La sua perdita rappresenta una ferita profonda, non solo per chi lo conosceva personalmente, ma per l’intera città.
Di fronte a questa perdita irrimediabile, la risposta non può essere semplicemente un cordoglio formale.
È necessario un impegno concreto, una ricerca incessante della verità e della giustizia.
Come ammoniva Papa Francesco, la giustizia non è un concetto astratto, ma un pilastro fondato sulla verità, la fiducia, la lealtà e l’integrità morale.
L’impegno istituzionale va oltre le parole, deve tradursi in azioni concrete per prevenire simili tragedie, rafforzare il tessuto sociale, promuovere la cultura del rispetto e della legalità.
È un compito che coinvolge l’intera comunità, genitori, insegnanti, educatori, forze dell’ordine e istituzioni.
Il minuto di silenzio nelle scuole non è solo un gesto di rispetto per la memoria di Abanoub, ma un momento di riflessione per i giovani, per aiutarli a elaborare il trauma, a ritrovare la fiducia nel futuro e a coltivare i valori di tolleranza e solidarietà.
È un’occasione per riaffermare l’importanza della “purezza di intenti” che permea un’educazione orientata al bene comune.
Il dolore per la perdita di Abanoub Youssef sarà lungo e profondo.
Ma dalla sua memoria deve nascere un nuovo impegno collettivo per costruire una città più giusta, più sicura e più umana, dove ogni giovane possa crescere e realizzare il proprio potenziale, lontano dalla violenza e dall’odio.
La sua scomparsa non deve essere vana, ma un catalizzatore per un cambiamento positivo e duraturo.









