domenica 11 Gennaio 2026

La Spezia, Seafuture: Proteste e Tensioni tra Difesa e Libertà

La Spezia, città portuale dal ricco passato commerciale e marittimo, si è ritrovata al centro di un acceso dibattito tra sicurezza nazionale e diritto alla protesta pacifica con l’apertura della nona edizione di Seafuture, la fiera internazionale dedicata alle tecnologie marine applicate alla difesa.

Un corteo di attivisti, superando le decine e sfiorando la soglia dei migliaia durante le manifestazioni del sabato precedente, ha espresso la ferma opposizione alla crescente militarizzazione del territorio, trasformando piazza Chiodo, ribattezzata “piazza Palestina libera” in segno di solidarietà internazionale, in un fulcro di resistenza simbolica.

L’iniziativa, che si preannunciava come un evento di primaria importanza per il settore della difesa, è stata immediatamente e profondamente segnata dalla presenza di un movimento di dissenso che ha generato inevitabili ripercussioni sulla viabilità cittadina.
La tensione tra l’amministrazione provinciale, responsabile della gestione del traffico, e le organizzazioni pacifiste, promotrici della mobilitazione, ha amplificato le difficoltà, evidenziando la complessità di bilanciare esigenze contrapposte.

L’occupazione abusiva di piazza Chiodo, divenuta il cuore pulsante della protesta, ha comportato l’adozione di misure emergenziali per il trasporto pubblico locale, con conseguenti modifiche ai percorsi e soppressione di alcune fermate, alimentando ulteriormente il disagio nella circolazione urbana.
Il sindaco Pierluigi Peracchini, pur ribadendo il valore imprescindibile della libertà di espressione e di manifestazione, ha espresso riserve sull’esercizio del diritto di occupare spazi pubblici, sottolineando la necessità di garantire la funzionalità e l’ordinato svolgimento della vita cittadina.

La provocazione è stata elevata dal comitato “Riconvertiamo Seafuture”, che ha invertito l’accusa, rimproverando all’organizzazione stessa di Seafuture la responsabilità primaria dei disagi, sottolineando come l’imponente dispiegamento di forze militari e l’impatto infrastrutturale dell’evento avrebbero generato un disturbo ben maggiore rispetto alle azioni di protesta.
Il messaggio lanciato agli esponenti delle istituzioni, un invito a condividere l’esperienza della mobilitazione e a osservare la solidarietà che anima la comunità spezzina, è un appello a una riflessione profonda sulle implicazioni etiche e sociali delle scelte in materia di difesa e sicurezza, e un auspicio per una conversione verso modelli economici e sociali più pacifici e sostenibili.

L’occupazione simbolica di “piazza Palestina libera” rappresenta una rivendicazione di diritti, un atto di resistenza e un’affermazione di valori universali, che trascendono i confini territoriali e si proiettano verso un futuro di pace e giustizia.

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