L’allarme si fa visivo e inequivocabile: il biossido di azoto, inquinante atmosferico di elevata tossicità, emana dal porto di Livorno in concentrazioni tali da essere percepibile dallo spazio.
L’associazione Livorno Porto Pulito, supportata da dati forniti dall’Associazione Medici per l’Ambiente e ripresi tramite il sistema Copernicus dell’Agenzia Spaziale Europea, ha reso pubblica una documentazione satellitare che testimonia un quadro preoccupante.
Le immagini, acquisite dal Satellite Sentinel 4, non isolano Livorno nel suo problema.
Rotterdam, Amsterdam, Anversa, Londra, Genova, La Spezia: altre città con porti di rilevanza strategica mostrano anch’esse emissioni significative di biossido di azoto, un gas che contribuisce alla formazione di smog, piogge acide e che ha impatti diretti sulla salute umana.
Le luminescenze intense, visibili grazie allo spettrometro a infrarossi a bordo del satellite, non sono un’anomalia visiva, ma la materializzazione di un’emergenza ambientale.
Queste evidenze confermano i timori espressi in precedenza, nel luglio scorso, durante un incontro con l’amministrazione comunale.
I dati dell’Inventario delle Emissioni, gestito da Arpat, rivelano che il biossido di azoto prodotto dalle attività portuali supera di oltre tre volte l’emissione totale derivante dal parco auto di Livorno.
Un dato sconcertante che, secondo le stime del Global Health Institute di Barcellona, potrebbe essere direttamente responsabile di circa 22 decessi annuali, escludendo i danni correlati al particolato, ulteriore componente dell’inquinamento atmosferico.
L’associazione Livorno Porto Pulito insiste sulla necessità impellente di istituire un sistema di monitoraggio della qualità dell’aria, basato su centraline fisse e localizzate in prossimità dell’area portuale.
L’obiettivo non è la chiusura del porto, un’ipotesi semplicistica e controproducente, ma la ricerca di soluzioni sostenibili che conciliino sviluppo economico e tutela della salute pubblica.
Si tratta di individuare tecnologie meno impattanti, ottimizzare i processi logistici, incentivare l’utilizzo di combustibili alternativi e promuovere una cultura della responsabilità ambientale, coinvolgendo tutti gli attori coinvolti, dai gestori portuali alle compagnie di navigazione, dai cittadini alle istituzioni.
La questione non si riduce a una mera problematica locale.
Il biossido di azoto, come altri inquinanti atmosferici, supera i confini geografici, contribuendo all’inquinamento transfrontaliero e ai cambiamenti climatici.
La trasparenza dei dati, la condivisione delle informazioni e la collaborazione internazionale sono elementi imprescindibili per affrontare questa sfida globale.
Livorno, come altre realtà portuali europee, ha l’opportunità di diventare un esempio virtuoso, dimostrando che è possibile conciliare lo sviluppo economico con la protezione dell’ambiente e la salvaguardia della salute dei cittadini.
Il futuro del porto e la qualità della vita a Livorno dipendono dalla capacità di agire con determinazione e lungimiranza.








