Ai colleghi dell’istituto Einaudi-Chiodo, Spezia.
La gravità del lutto che ha colpito la vostra comunità scolastica risuona con un’eco profonda in tutte le istituzioni educative italiane.
Questo messaggio nasce da un sentimento di partecipazione dolorosa, alimentato da un imperativo etico e professionale che ci impone di stare vicini a voi in questo momento di straziante perdita.
La petizione di solidarietà, nata spontaneamente da un’insegnante della provincia e che ha rapidamente raccolto un ampio sostegno, testimonia la condivisione del vostro dolore e l’urgente necessità di affrontare le radici di una tragedia così inaspettata e brutale.
La realtà delle nostre scuole è complessa e in continua evoluzione.
Le aule non sono più solamente luoghi di trasmissione del sapere, ma spazi in cui si intrecciano fragilità individuali, disagio emotivo e problematiche comportamentali che richiedono un’attenzione ben oltre le competenze didattiche tradizionali.
Assistiamo, con crescente frequenza, a un aumento delle difficoltà che affliggono le famiglie, spesso sopraffatte dalla complessità del compito educativo.
E troppo spesso, i docenti, figure chiave in questo processo delicato, si trovano ad affrontare da soli dinamiche che trascendono la loro sfera professionale, sentendosi isolati e privi di un supporto adeguato.
Questa emergenza non può essere ridotta a una semplice questione di ordine pubblico o di disciplina scolastica.
È il sintomo di una più ampia crisi sociale, caratterizzata da una perdita di valori, da un aumento della violenza e da una mancanza di punti di riferimento stabili per le nuove generazioni.
L’educazione all’empatia, alla responsabilità e al rispetto reciproco assume quindi un’importanza cruciale, ma non può essere declinata solamente attraverso le lezioni in aula.
Richiede un impegno corale da parte di istituzioni, famiglie e comunità intere.
La scuola, per ritrovare il suo ruolo centrale nella società, deve essere rilanciata come bene comune, come investimento primario per il futuro.
Ciò implica un cambio di paradigma che vada oltre la mera retorica e si traduca in azioni concrete: il rafforzamento della presenza di figure professionali specializzate, come psicologi scolastici in pianta stabile; la destinazione di risorse adeguate per l’inclusione di studenti con bisogni educativi speciali; il potenziamento del personale docente e non docente, con la fine dei tagli al personale e l’introduzione di percorsi di formazione continua; la creazione di reti di supporto e collaborazione tra scuola, famiglia e servizi sociali.
La tragedia che avete subito ci invita a una riflessione profonda sul ruolo della scuola e sulla responsabilità di ciascuno di noi nel costruire una società più giusta, pacifica e inclusiva.
Vi esprimiamo la nostra più sentita vicinanza, certi che, insieme, possiamo onorare la memoria di Abanoub Youssef e lavorare per un futuro in cui nessun altro giovane debba essere vittima di tanta violenza.
La nostra difesa della dignità del lavoro docente e della missione educativa è un atto d’amore e di speranza.


