Albenga: Guardia di Finanza sul lavoro nero in un salone

Un’attività di controllo economico-finanziario e del lavoro, condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Savona, ha svelato un quadro complesso di irregolarità all’interno di un istituto di bellezza e salone di parrucchiere e barbiere ad Albenga, gestito da una cittadina cinese.
L’indagine, protrattasi nel tempo e basata su una pluralità di fonti informative, ha evidenziato una sistematica evasione fiscale e contributiva, che ha leso gravemente l’Erario e i diritti dei lavoratori coinvolti.

Il controllo ha immediatamente fatto luce sull’impiego di un lavoratore completamente in nero, privo di qualsiasi forma di tutela previdenziale e assistenziale.
Ma l’accertamento più grave ha riguardato altri quattro dipendenti, impiegati con modalità irregolari e sottoposti a una manipolazione dei registri di presenza: il numero di ore dichiarate per il calcolo della retribuzione era drasticamente inferiore (circa un quinto) rispetto alla reale attività svolta.
Questa pratica, oltre a generare un danno erariale consistente, privava i lavoratori di diritti fondamentali, come il riconoscimento delle anzianità di servizio e il diritto al TFR.
L’approfondimento delle indagini, supportato dalle testimonianze dei lavoratori stessi e da quelle di clienti abituali, ha rivelato una prassi consolidata: i dipendenti venivano pagati mensilmente in contanti, “in nero”, con un sistema opaco che offuscava la reale situazione economica dell’azienda.
Questo comportamento, protratto per circa due anni, ha impedito la ricostruzione accurata della posizione previdenziale e contributiva dei lavoratori, esponendoli a rischi significativi in termini di futuro pensionistico e di accesso a prestazioni sociali.

La Guardia di Finanza ha provveduto a regolarizzare la situazione dei lavoratori, segnalando le irregolarità riscontrate agli enti competenti, INPS e Ispettorato del Lavoro, al fine di ricostruire le posizioni contributive e previdenziali.
Parallelamente, sono state irrogate sanzioni amministrative di rilevante entità: 52.800 euro per il lavoratore impiegato completamente in nero e 115.000 euro per la titolare, responsabile dell’impiego irregolare degli altri dipendenti.
A ciò si aggiungono le ritenute non operate e i ricavi non contabilizzati, stimati in oltre 30.000 euro, che testimoniano l’ampiezza del fenomeno evasivo.

L’operazione sottolinea l’importanza di un controllo sempre più rigoroso e mirato nel settore dei servizi, spesso caratterizzato da una maggiore vulnerabilità e rischio di sfruttamento del lavoro, e rafforza l’impegno della Guardia di Finanza nella tutela dei diritti dei lavoratori e nella lotta all’evasione fiscale e contributiva.

L’evento rappresenta, inoltre, un campanello d’allarme per l’intera comunità, invitando a una maggiore consapevolezza dei rischi legati al lavoro sommerso e all’importanza di denunciare comportamenti irregolari.

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