domenica 8 Marzo 2026

Bergamo: l’Università ripensa il linguaggio per contrastare la violenza di genere.

L’Università di Bergamo si configura come un polo di eccellenza nella lotta contro la violenza di genere, affrontando la questione con un approccio innovativo che interseca il diritto, la linguistica e la sociologia.

Il progetto “Linguaggio e violenza di genere nella giurisdizione: un cantiere aperto”, curato dalla Professoressa Anna Lorenzetti, ordinaria di diritto costituzionale e figura chiave nella formazione magistratuale, testimonia questo impegno.

Il documento, pubblicato dall’Osservatorio permanente sull’efficacia delle norme in materia di violenza di genere e domestica del Ministero della Giustizia, è il risultato di un gruppo di lavoro che si è posto un obiettivo ambizioso: ripensare il linguaggio giuridico alla luce delle complessità e delle implicazioni emotive e sociali che caratterizzano i casi di violenza contro le donne.
La professoressa Lorenzetti, chiamata a coordinare il gruppo di lavoro dall’ex Ministra della Giustizia Marta Cartabia, ha compreso l’importanza cruciale di un linguaggio consapevole e attento, capace di evitare la ri-vittimizzazione delle donne e di contribuire a un sistema giudiziario più equo e sensibile.

La necessità di questa riflessione si fa ancora più pressante alla luce delle recenti condanne inflitte all’Italia dalla Corte Europea dei Diritti Umani e dal Comitato CEDAW, come nel caso Scuderoni, che denunciano lacune nella protezione dei diritti delle donne e richiedono un’azione correttiva a tutti i livelli, inclusa la revisione del linguaggio giuridico.

Il documento non è rivolto esclusivamente alla magistratura, ma è concepito come uno strumento di sensibilizzazione accessibile a tutti gli operatori del diritto e alla cittadinanza.
Il fulcro dell’analisi risiede nella comprensione di come la narrazione giuridica, attraverso le scelte lessicali e strutturali, possa perpetuare dinamiche di vittimizzazione secondaria.

L’uso di espressioni intrise di pregiudizi di genere e stereotipi può non solo invalidare l’esperienza della vittima, ma anche ostacolare la ricerca della verità e la costruzione di una giustizia riparativa.

La professoressa Lorenzetti sottolinea come il linguaggio non si limiti a descrivere la realtà, ma contribuisca attivamente a costruirla, plasmandone l’immaginario collettivo.
Questa consapevolezza implica che il diritto giurisprudenziale, per essere veramente al servizio della giustizia, deve liberarsi da condizionamenti culturali e sociali che possono distorcere la percezione dei fatti e pregiudicare il giudizio.

Si tratta di un processo di “de-stereotipizzazione” del linguaggio, che richiede una profonda riflessione critica sulle radici culturali dei pregiudizi e sulla loro influenza sul pensiero giuridico.
Il progetto dell’Università di Bergamo rappresenta quindi un importante contributo alla riforma del sistema giudiziario, promuovendo un approccio più attento e responsabile nell’uso del linguaggio e incentivando una cultura della parità di genere che si traduca in decisioni più giuste ed efficaci.

La sfida è ambiziosa: trasformare il linguaggio giuridico da strumento di riproduzione di stereotipi a veicolo di cambiamento sociale e di tutela dei diritti delle donne.

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