La giustizia italiana ha emesso una sentenza significativa nel caso di Juan Antonio Sorroche, figura di spicco nell’ambito dell’anarchismo insurrezionalista, condannandolo a cinque anni di reclusione per l’attentato del 2015 alla scuola di Polizia di Brescia.
La decisione della Corte d’Assise bresciana sancisce la natura terroristica dell’azione, un elemento cruciale per comprendere la gravità del gesto e la sua collocazione all’interno di un contesto più ampio di violenza politica.
L’attentato, commesso undici anni fa, il 18 dicembre 2015, rappresentò un episodio di tensione nel panorama sociale italiano.
L’ordigno, un congegno esplosivo artigianale realizzato con sostanze chimiche comuni – idrocarburi e polvere pirica assemblati in una pentola a pressione – mirava a colpire un’istituzione simbolo dello Stato, la scuola di Polizia.
Fortunatamente, l’esplosione non causò feriti o vittime, ma il potenziale distruttivo era considerevole e l’intento, chiaramente, quello di intimidire e destabilizzare.
La sentenza si integra con una precedente condanna a quattordici anni di reclusione inflitta a Sorroche per un attentato del 2018 alla sede della Lega a Villorba.
La Corte ha accolto le argomentazioni del pubblico ministero, che aveva richiesto una pena più severa, seppur inferiore a quella inizialmente proposta, e ha riconosciuto la continuità ideologica e operativa tra i due atti criminali.
L’ammontare del risarcimento danni, fissato a 50.000 euro a favore del Ministero dell’Interno, è inferiore alla richiesta di un milione di euro, ma sottolinea comunque la necessità di compensare i danni causati dall’azione terroristica.
L’attentato di Brescia si inserisce in una serie di azioni simili perpetrate a partire dal 2014 da una cellula anarchica denominata “Acca” (Acqua, Cavolo, Carbone, Anarchia), un nome che riflette una poetica di ribellione e rifiuto delle convenzioni sociali.
Questa cellula, operante sia in Italia che all’estero, ha agito in solidarietà con detenuti anarchici, amplificando la portata simbolica delle loro azioni e creando un senso di comunità tra individui accomunati da ideologie radicali.
Le indagini condotte dalle forze dell’ordine hanno stabilito un legame inequivocabile tra Sorroche e la cellula “Acca”, un collegamento corroborato da analisi lessicali e semantiche della rivendicazione dell’attentato.
La conferma della sua affiliazione è giunta anche durante la sua detenzione per altri reati, rafforzando il quadro accusatorio e la sua responsabilità nell’azione criminale.
La sentenza solleva interrogativi sulla radicalizzazione ideologica, la capacità di questi gruppi di operare in segreto e l’importanza di monitorare e contrastare le dinamiche di solidarietà e supporto reciproco che li legano.
La vicenda mette in luce la persistente minaccia di forme di anarchismo radicale che si manifestano attraverso atti di violenza e sabotaggio.


